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#31 (permalink) | |||||||||
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Devil's right hand...
New Entry Gp
Registrato dal: Jul 2008
Messaggi: 96
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Ma per ora, queste abbiamo e queste ci teniamo (almeno fino a che al governo non ci saranno ministri di età compatibile con emule ed un lettore mp3...). Quote:
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quando vai al cinema paghi per vederlo su uno schermo di 300" e con audio a 16 casse, quando noleggi il dvd paghi per vedertelo con comodo a casa quando preferisci, quando confermi su sky paghi per vedertelo prima del tuo vicino che non ha la parabola e quando ti compri il dvd paghi per vedertelo quando ti pare tutte le volte che ti pare... non capisco proprio perché non si può pretendere che la gente paghi per ognuno di questi servizi! In fin dei conti non ti obbliga nessuno né ad andare al cinema, né a noleggiare/comprare un dvd né a pagare il lauto abbonamento di sky! Quote:
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Prometto che risponderò al mio ritorno! |
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#32 (permalink) |
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Registrato dal: Oct 2005
Sesso: maschietto
Messaggi: 7,847
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Oltretutto sui supporti vergini grava una tassa Siae in quanto si presuppone che prima o poi in questo supporto ci venga registrato materiale protetto.
In sostanza io pago alla Siae una tassa pure sul dvd dove ci metto le foto delle vacanze... Vi sembra giusto? ![]() ![]() ma quindi che vogliono ancora ste schifose sanguisughe? |
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#33 (permalink) | |
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#34 (permalink) |
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ragazzi,il p2p è un aggiramento del diritto di autore,io scarico,ma so benissimo che non sarebbe giusto...
cmq che vengono a parlare di mancanza di libertà...ma va.... perlatro in queste settimane uno chiuso il sito 'colombo' sempre in tema di download...mentre per quanta riguarda pirate bay c'è già il sostituto che labaia,org.....cioè tanto rumore per nulla ![]() Il barista fa sempre colpo con le donne....riempie i bicchieri e svuota i coglioni... |
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#35 (permalink) | |
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SONO PROFONDO
Gp Dipendente
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#36 (permalink) | |
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Registrato dal: Oct 2005
Sesso: maschietto
Messaggi: 7,847
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#37 (permalink) | |
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Cos'è piratebay? E' un tracker. Ovvero non è un programma che hosta in prima persona file illegali, è solo un motore di ricerca che contiene file che rendono possibile lo scambio tra utenti. Di per se' non contiene materiale illegale. A questo punto se vogliamo chiudere tutti i siti che permettono di rintracciare torrent e materiale che viola il copyright andrebbe chiuso pure Google, Yahoo e ogni altro motore di ricerca. |
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#38 (permalink) |
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Pirate Bay, "i discografici schedano chi va sul sito oscurato dall'Italia" - Scienza & Tecnologia - Repubblica.it
TECNOLOGIA & SCIENZA Chi va sul motore per file audio-video (anche illegali) chiuso dalla magistratura ora viene individuato. Anche se è un curioso Pirate Bay, "i discografici schedano chi va sul sito oscurato dall'Italia" Esposto al Garante per la protezione dei dati personali La Fimi ribadisce: " E' fuori dal mondo questa difesa dei ladri" di ALESSANDRO LONGO Peter SundeLA PRIVACY di milioni di italiani, utenti di Pirate Bay o semplici curiosi, potrebbe essere minacciata: è l'allarme che si leva in queste ore da tanti blog e che è già arrivato al Garante per la protezione dei dati personali. Si ingigantisce così il caso del sequestro preventivo adottato in Italia contro Pirate Bay, un motore di ricerca per ritracciare musica, giochi e film, anche illegali. Tutto è nato da una scoperta fatta in contemporanea da Peter Sunde (uno dei gestori di Pirate Bay, il quale è ora indagato dalla Guardia di Finanza di Bergamo) e dal blogger Matteo Flora: i tentativi di connettersi a Pirate Bay sono inoltrati, da alcuni operatori, verso un indirizzo ip particolare, 217.144.82.26/pb, che fa capo a Pro-Music. È un sito gestito da Ifpi, associazione dell'industria discografica nel mondo. È cosa inusuale: al solito, in casi come questo, gli utenti sono re-indirizzati a una pagina della Guardia di Finanza ospitata sui server del loro operatori. È scattato così il sospetto, sul web: di fatto ora i discografici possono sapere chi ha tentato di accedere a Pirate Bay. E quindi, in teoria, possono raccogliere gli indirizzi ip degli utenti, schedarli, e tenerne conto per future possibili azioni legali. Non sarebbe nemmeno la prima volta: una grande incetta di indirizzi ip fu fatta mesi fa, a danno di centinaia di migliaia di italiani, da alcune aziende discografiche, poi bloccate dal nostro Garante della Privacy. Secondo il quale equivaleva a "spiare gli utenti", ne ledeva il diritto alla privacy, ed era vietato. Solo le autorità potevano fare una cosa del genere e solo su ordine della magistratura. Dinanzi a questo ultimo sviluppo, l'Authority per la tutela dei dati personali fa sapere "che la segnalazione è appena arrivata e il Garante assumerà tempestivamente tutte le informazioni necessarie per verificare quanto accaduto". Il caso Pirate Bay sembra simile a quello della Peppermint - e se così fosse significherebbe che i discografici non hanno perso la voglia di "spiare" gli utenti. Nel provvedimento (ora pubblico) del giudice di Bergamo, che chiede il sequestro di Pirate Bay, non c'è traccia infatti dell'ordine di indirizzare il traffico verso un sito dell'industria discografica. "Non mi stupirebbe se l'iniziativa fosse partita della Guardia di Finanza, che potrebbe aver chiesto ai provider di fare così. Forse ispirata dai discografici. Telecom Italia e 3 Italia hanno ubbidito, altri provider si sono rifiutati", dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti di diritto d'autore in Internet e fondatore dell'associazione Alcei, che ha segnalato la cosa al Garante della Privacy. Nella segnalazione, Monti domanda al Garante se "sia conforme alla normativa sul trattamento dei dati personali: A) sequestrare una risorsa di rete imponendo a soggetti terzi - gli internet provider - di impedirvi l'accesso, considerato che nel codice di procedura penale non sembra rinvenirsi traccia di una norma che consenta di attuare il sequestro preventivo nei modi stabiliti dall'ordinanza del Gip di cui sopra, traducendosi tale modalità in una illegittima estensione del provvedimento a soggetti estranei al procedimento. B) Consentire che il filtraggio degli accessi a un dominio - quale che sia - possa essere eseguito dirottando gli accessi in questione verso una risorsa di rete al di fuori della giurisdizione italiana, gestita da soggetti privati con uno specifico interesse economico nel procedimento penale, consentendo a questo soggetto di "andare a pesca" di dati di traffico che potranno poi essere utilizzati nei modi più disparati". I discografici, dal canto loro, non arretrano d'un passo: "Ci sembra fuori dal mondo questa difesa dei ladri", dice Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana). "Il sequestro di siti è normale in tutto il mondo. Proprio nei giorni scorsi in Francia c'è stata una decisione identica, di un giudice, contro un sito razzista". Intanto si organizza la contro offensiva: si diffondono guide per aggirare il blocco di Pirate Bay (e con alcuni provider basta semplicemente digitare nel browser un indirizzo ip alternativo, 83.140.33.40). I gestori di Pirate Bay, inoltre, stanno preparando il ricorso contro la decisione del giudice. (18 agosto 2008) |
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#39 (permalink) |
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Devil's right hand...
New Entry Gp
Registrato dal: Jul 2008
Messaggi: 96
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Giusto per fare chiarezza (anche a me stesso), ho trovato un articolo del Sole24ore in cui viene spiegato in che modo è da considerare, secondo la legge Italiana, sia il P2P sia i "sistemi di difesa" contro lo stesso; ne riporto un estratto:
[...] Ricordiamo che, dal 2005, con l'innovazione della legge 43 alla normativa sul diritto d'autore (l. 633/1941), il peer to peer illecito di file protetti è punito in Italia con sanzioni amministrative, e naturalmente ogni download o upload illegale di brani o filmati o altre opere intellettuali comporta responsabilità civile. Si arriva al codice penale in caso di file sharing a scopo di lucro. Queste regole, apparentemente lineari, si scontrano tuttavia con la tutela della privacy dei cittadini. In Usa è da tempo in corso una battaglia proprio su questo terreno tra operatori del mercato e consumatori (in senso lato) di contenuti protetti. La stessa partita è quest'anno approdata in Italia: qui il Garante della Privacy ha emesso un provvedimento, in data 28 febbraio 2008 (Bollettino del n. 92/febbraio 2008, doc. web n. 1495246), sul celebre caso Peppermint di cui si sta tuttora discutendo in tribunale. Il criterio amministrativo seguito dal Garante della Privacy italiano nella recente pronuncia Peppermint è stato tutto a favore degli utenti "spiati", essendosi a suo giudizio «configurata un'attività di monitoraggio vietata a soggetti privati dalla direttiva 2002/58/Ce (art. 5; cfr. art. 122 del Codice)»: trovandosi collocata in un contenzioso civile, l'indagine di Peppermint sui movimenti e sulle identità dei privati che scambiavano file online (effettuata grazie a un particolare software svizzero in grado di tracciare e recuperare gli indirizzi IP) costituiva trattamento illecito. E illecito si rivelava anche l'invio, successivo all'identificazione dei presunti "pirati", di missive legali con richieste di risarcimento per i danni subiti. La privacy dei cittadini in quel caso pare avere prevalso sulla protezione industriale, mentre nuovi elementi di chiarezza sulle facoltà delle aziende e dei loro legali deriveranno dall'imminente approvazione definitiva, in seno al Garante, del Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per svolgere investigazioni difensive. Nel settore Ict, in ballo è dunque l'equilibrio tra diritto alla riservatezza dei singoli (per esempio di coloro che scambiano file su internet attraverso software di peer to peer) e il diritto d'utilizzazione delle opere nella titolarità di media-company e case di produzione musicale, cinematografica o televisiva. Se il file sharing illegale causa danni enormi all'economia di pensiero, penalizzando l'industria culturale in maniera massiccia e togliendo, di fatto, il pane di bocca agli artisti e agli scienziati, è giusto che le case di produzione, le industrie tecnologiche e finanche gli operatori Tlc si auto-tutelino indagando, raccogliendo i dati (in particolare, gli indirizzi IP degli utenti) utili ad identificare chi commette gli illeciti e quindi a perseguirli? O la privacy degli utenti, per quanto scorretti, non è in alcun modo violabile “per legittima difesa”? Se i virus possono compromettere su scala globale l'utilizzo di un apparecchio telefonico, è giusto che il produttore abbia accesso a tutti i terminali sparsi sulla terra per risolvere eventuali problemi, con buona pace per il riserbo di tanti mobile user? Anche in Europa bisogna prendere atto della realtà: l'infinita quantità di dati in circolazione sulla rete non è solo un problema tecnologico ma rappresenta una questione giuridica e insieme economica. Da un lato, il contributo attivo - seppur regolato e corretto - in termini di autodifesa e controllo da parte dei privati (siano essi milioni di wiki-user o singole imprese titolari di diritti d'autore o produttrici di media-player device) sembra inevitabile, perché lo Stato non ha la forza di "fare tutto da solo" - come testimonia il facile e rapido aggiramento della contromisura di inibizione del sito PirateBay. Dall'altro, bisogna prevenire e contrastare gli abusi di chi vorrebbe conoscere ogni nostro dato personale in nome dell'efficienza di mercato, arrivando a sapere ogni nostro segreto o a trasformare l'immagine di un ingenuo ragazzo innamorato di una canzone in quella di un pericoloso criminale. Insomma, assistiamo a un incontro-scontro fra libertà, diritti e strumenti di tutela, nell'oceano straripante delle comunicazioni informatiche globali. Link all'intero articolo: Il web nel dilemma tra privacy e pirateria - Il Sole 24 ORE |
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