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Discussione: Arte giorno per giorno

  1. #1
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    Arte giorno per giorno


    Tremonti e Cattelan, gli artisti che mettono in croce Milano

    Riapre la stagione artistica meneghina tra polemiche nepotiste e perbenismo

    | Milano si prepara alla riapertura della stagione artistica. Con esercizi di equilibrismo di notevole fattura e col solito grembiulino cerchiobottista ben stirato, cerca di non pestare troppi piedi. Dopo la mancata condanna a Bros e la legalissima mostra di street art al Museo delle Scienze e delle Tecniche, con tanto di progetto d’arte pubblica tra Assessorato alla Cultura e Gisella Borioli di Superstudio Più, Milano oggi allontana possibili tempeste bocciando il cavallo INRI di Cattelan per eccesso di contiguità con il Duomo, poi un po’ torna sui suoi passi concedendo all’artista di esporre il Papa colpito dal meteorite – col benestare della Curia – e di fare il dito medio a Piazza Affari, ma solo quello figurato di Omnia Munda Mundi, tra le critiche di Masseroli & Co. La mostra di Maurizio Cattelan è prevista per il 24 settembre a Palazzo Reale benché sul sito del sito ad oggi tutto tace, forse perché col risicato budget al posto della grande retrospettiva ci sarà soltanto un assaggio magro magro di sole quattro opere, una delle quali collocate fuori dal Palazzo. La Milano morattiana apre concretamente la stagione al Gam, Palazzo Reale, con “Angiola Tremonti scultura 2000 – 2010″, la personale del componente esterno della Commissione Arredo e Decoro Urbano del Comune di Milano (in buona compagnia di Stefano Zecchi, Giorgio Forattini, Gabriele Basilico, Arnaldo Pomodoro, Andreas Kipar e altri) e sorella del Ministro dell’Economia. Classe 1948, Angiola Tremonti prima di dedicarsi all’arte (dal 1988 come da sua biografia) si dedica alla didattica, allo sport, al sociale. Il 16 settembre inaugureranno la sua mostra il Sindaco Letizia Moratti e l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, che così ne commenta le opere: le figure poliformi di Angiola Tremonti danno corpo a un’emozione intima e profonda dell’animo(…) per provare a sondare le sue forze primigenie e misteriose là dove realtà e sogno si confondono creativamente”. Il Curatore (e stipendiato de Il Giornale) Luca Beatrice, così definisce il lavoro della Tremonti le sue mille idee confusamente e creativamente sovrapposte l’una sull’altra (…) Un corpus messo insieme con coerenza e impegno, nonostante le continue digressioni esterne(…) Fantasia e rigore, immaginazione e fermezza. Sono gli ossimori entro cui si muove l’artista davvero concentrata sul messaggio e sul senso del suo fare che sembrano più il giudizio della maestra al tema di un’alunna. Interessante la duplice presenza di donne crocifisse, quella della Tremonti (Mabilla Crocefissa) e quella di Cattelan. Cosa si può pensare di questa coincidenza bipartisan? Magari soltanto che non c’è due senza tre, alle politiche di Milano manca pochissimo e tra i candidati c’è anche il bel Boeri…
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  2. #2
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    Novità nella Pop art, da movimento artistico a fenomeno rave e Upim

    Quote Originariamente inviata da DanielaPaola Visualizza il messaggio

    Tremonti e Cattelan, gli artisti che mettono in croce Milano

    Riapre la stagione artistica meneghina tra polemiche nepotiste e perbenismo

    | Milano si prepara alla riapertura della stagione artistica. Con esercizi di equilibrismo di notevole fattura e col solito grembiulino cerchiobottista ben stirato, cerca di non pestare troppi piedi. Dopo la mancata condanna a Bros e la legalissima mostra di street art al Museo delle Scienze e delle Tecniche, con tanto di progetto d’arte pubblica tra Assessorato alla Cultura e Gisella Borioli di Superstudio Più, Milano oggi allontana possibili tempeste bocciando il cavallo INRI di Cattelan per eccesso di contiguità con il Duomo, poi un po’ torna sui suoi passi concedendo all’artista di esporre il Papa colpito dal meteorite – col benestare della Curia – e di fare il dito medio a Piazza Affari, ma solo quello figurato di Omnia Munda Mundi, tra le critiche di Masseroli & Co. La mostra di Maurizio Cattelan è prevista per il 24 settembre a Palazzo Reale benché sul sito del sito ad oggi tutto tace, forse perché col risicato budget al posto della grande retrospettiva ci sarà soltanto un assaggio magro magro di sole quattro opere, una delle quali collocate fuori dal Palazzo. La Milano morattiana apre concretamente la stagione al Gam, Palazzo Reale, con “Angiola Tremonti scultura 2000 – 2010″, la personale del componente esterno della Commissione Arredo e Decoro Urbano del Comune di Milano (in buona compagnia di Stefano Zecchi, Giorgio Forattini, Gabriele Basilico, Arnaldo Pomodoro, Andreas Kipar e altri) e sorella del Ministro dell’Economia. Classe 1948, Angiola Tremonti prima di dedicarsi all’arte (dal 1988 come da sua biografia) si dedica alla didattica, allo sport, al sociale. Il 16 settembre inaugureranno la sua mostra il Sindaco Letizia Moratti e l’Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, che così ne commenta le opere: le figure poliformi di Angiola Tremonti danno corpo a un’emozione intima e profonda dell’animo(…) per provare a sondare le sue forze primigenie e misteriose là dove realtà e sogno si confondono creativamente”. Il Curatore (e stipendiato de Il Giornale) Luca Beatrice, così definisce il lavoro della Tremonti le sue mille idee confusamente e creativamente sovrapposte l’una sull’altra (…) Un corpus messo insieme con coerenza e impegno, nonostante le continue digressioni esterne(…) Fantasia e rigore, immaginazione e fermezza. Sono gli ossimori entro cui si muove l’artista davvero concentrata sul messaggio e sul senso del suo fare che sembrano più il giudizio della maestra al tema di un’alunna. Interessante la duplice presenza di donne crocifisse, quella della Tremonti (Mabilla Crocefissa) e quella di Cattelan. Cosa si può pensare di questa coincidenza bipartisan? Magari soltanto che non c’è due senza tre, alle politiche di Milano manca pochissimo e tra i candidati c’è anche il bel Boeri…

    3 SETTEMBRE 2010 – ARTE POP, NASTY E UPIM
    Novità nella Pop art, da movimento artistico a fenomeno rave e Upim

    Tribù postmoderne si contendono le ceneri della Pop
    Art soffiate ad uso del marketing o dell’underground



    ARTE | Inizia oggi a Bassano del Grappa Infart 2010 – Hallo nasty! (lett. ciao cattivo), la tre giorni che porta nella cittadina di poco oltre quarantamila anime venete una fitta schiera di street artists tra cui il pluricitato Bros e altri 60 tra italiani e stranieri, Roa e Resto dal Belgio, Zosen a Sabotajealmontaje dalla Spagna, il francese C215. Oltre all’allestimento video che racconta 30 anni di street art (e un progetto editoriale), un incontro per discutere – educare i giovani come dice l’ufficio stampa – di mafie tra parole e note musicali ma soprattutto tanti, tanti appuntamenti musicali e performance pittoriche che profumano di rave. Nell’altra metà del cielo invece Milano e Roma rassettano casa per i prossimi appuntamenti di metà settembre, il 15 a Milano via B. Aires e Piazzale Corvetto e il 17 a Roma, Piazza S. Maria Maggiore e Via Tusculana che porteranno l’arte Pop ed il suo massimo rappresentante – nientemeno che Andy Warhol con le sue Liz Taylor, Liza Minelli white ground, Flowers, Marilyn, Mao, Ladies and Gentlemen, Campbell’s Soup Dress… direttamente nei 4 principali shopping mall italiani. Sì, perché l’Upim da quando è passata al gruppo Coin s’atteggia a centro commerciale e siccome la storicità vuole che il marchio sia pop nel gusto e nel prezzo, Coin ne ennesima la potenza aggiornandone forma e contenuti, per meglio incontrare i gusti degli acquirenti, vestendo i punti vendita da punti di ritrovo.
    Mi sembra quasi di vederle queste tribù postmoderne… di qua pionieri affamati di esperienze che affollano o rimpolpano le fila di spettatori e attori della street art, di là i fashion victims dal borsello snello che affollano e rimpolpano le file… alle casse!
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  3. #3
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    Panseca, sono io che con Craxi ho cambiato l’immagine del PSI



    Panseca risponde alle provocazioni di Veneziano e di House, Living and Business sull’arte di regime

    ARTE | La Rassegna Stampa Arte di HOUSE, LIVING AND BUSINESS dello scorso 14 settembre, si è aperta con un tono di polemica nei confronti dell’editoriale di Arslife.it del 13 settembre, scritto dall’artista Giuseppe Veneziano. La polemica, in breve, si rivolgeva all’atto giustificatorio proposto al pubblico dall’artista.
    Potete leggere i contenuti dell’editoriale di Arslife del 13 settembre 2010 L’arte e la libertà d’espressione di Giuseppe Veneziano e dell’articolo di apertura della nostra rassegna Panseca, Kosolapov, Veneziano… è arte o provocazione? Libertà d’espressione, l’autore della Madonna del Terzo Reich si confessa su Arslife. Il giorno successivo, il 15 settembre scorso, l’artista Filippo Panseca ha pubblicato il link alla nostra notizia sulla sua pagina personale su Facebook ed io lo invitai, qualora lo desiderasse, a lasciare un commento, essendo stato chiamato in causa nel mio articolo. La risposta non si è fatta aspettare, quindi la Redazione di HOUSE decide di pubblicare integralmente ciò che di suo pugno ha scritto Filippo Panseca, con l’auspicio – visti i toni sia nostri che di Panseca stesso – di promuovere un dibattito legato ai contenuti dell’arte, cui invitiamo tanto gli “addetti ai lavori” quanto i nostri lettori a dare un gradito, gradevole e colto continum.

    Giuseppe Veneziano scrive: «Ecco perché l’istituzione e l’arte sono sempre inconciliabili, tranne quando l’artista si attiene alle direttive che vengono impartite dal sistema istituzionale. In quel caso, però, parliamo di arte di stato, o di arte di regime». Daniela Paola Aglione risponde sul Vostro sito: «La morale ha a che fare con l’uomo stesso, difficile scinderla dalla sua stessa identità, benché ne segua i cicli storici. La domanda dovrebbe essere piuttosto “quale morale” o più imperfettamente “quali morali” ci accompagnano e la mia domanda sincera che rivolgo a Giuseppe Veneziano è quale sia l’arte di regime qui, in Italia, oggi. (…) Non molti sanno che a Milano a maggio si è consumata nel silenzio, alla galleria Antonio Battaglia, Cronache Mitologiche, la personale di Filippo Panseca, “ucciso” – come lui stesso afferma in un’intervista al Corriere della Sera del 23 agosto scorso, per essere stato amico dei potenti (Bettino Craxi, ma anche Silvio Berlusconi) nella Milano da bere, andata di traverso dopo Mani Pulite e quindi considerato artista di regime, quello socialista».
    Mi sembra di capire di essere considerato artista di regime e non ne comprendo il senso. Se la definizione di Artista di regime o di Stato come dice il Veneziano è quando l’artista si attiene alle direttive che vengono impartite dal sistema istituzionale, devo dire che a me non risulta di aver preso direttive da chicchessia per realizzare le mie opere, anzi durante la mia collaborazione con Craxi e con il Partito Socialista a cominciare dal simbolo che diventò un garofano, sono stato io che ho cambiato con un restyling totale l’immagine del Partito ed ho rinnovato il modo di fare i Congressi, inserendo delle videoinstallazioni per coinvolgere i partecipanti agli stessi (parliamo dal 1978 al 2000).
    Se a qualcuno non ancora nato in quegli anni non risulta, potrà documentarsi sulla stampa e sui media di quel periodo. Se andiamo a vedere le mie opere di quegli anni invece, nel 1970 inizio a sperimentare e a produrre opere biodegradabili esponendo presso le gallerie di Lucio Amelio a Napoli, Leo Castelli a New York, Lara Vincy a Parigi, alla galleria del Naviglio di Milano, alla galleria dell’Obelisco di Roma ecc. Nel 1975 tento di produrre opere on line, da trasmettere via satellite contemporaneamente in ogni parte del mondo ed eseguo un esperimento riuscito, a Milano con Pierre Restany presso la Rank Xerox, trasmettendo a New York un mio progetto di opera biodegradabile alla libertà in sostituzione della statua della Libertà. Il 17 e il 18 gennaio 1976 il quotidiano La Repubblica offre ai lettori a £. 150 un mio progetto di un’opera biodegradabile tirata in 330.000 copie che occupa lo spazio di una pagina e che rappresenta sia l’opera che la pubblicità della stessa che viene presentata allo studio Soldano di Milano, ripeto l’esperimento sul mensile radicale Prova Radicale e sul settimanle ABC. Nel 1979 a San Francisco elaboro e stampo su tela per trasferimento termico (non esistevano i plotters) le prime immagini con un computer. A Milano nel 1980 costruisco un computer monocromatico e con una telecamera e un digitalizzatore, elaboro una serie di immagini che, stampate, sono presentate alla galleria d’arte del Naviglio di Milano. Successivamente realizzo un computer quadricromatico e continuo la ricerca sulle immagini digitali e fotodegradabili, mentre come designer realizzo e brevetto un contenitore di bevande bicchiere bottiglia in plastica biodegradabile che si sarebbe decomposto senza inquinare l’ambiente durante la sua decomposizione. Se messo in produzione avrebbe eliminato senza inquinare e senza ricorrere a inceneritori dal 1970 ad oggi milioni di metri cubi di plastica prodotti e distrutti in Italia.
    Nel 1981 installo una Vittoria Effimera fotodegradabile sulla mano del Napoleone di Canova nel Cortile dell’Accademia di Brera, presso la quale ero docente di pittura. Alla Biennale di Venezia del 1982, invitato, espongo 20 progetti di opere ed una sfera biodegradabile che si consuma dentro la sala senza inquinare fino a sparire completamente profumando l’ambiente con essenze vegetali; di questa opera rimane un video in bianco e nero. Negli anni successivi continuo con le mie ricerche digitali ed ottengo all’Accademia di Brera la prima Cattedra in Italia di Computer Art. Costruisco e brevetto SWART Art o Mat distributore automatico di opere d’arte digitali. Realizzo delle sculture che producono energia fotovoltaica ed eolica indotta ed una piccola City Car 2be che funziona ad energia solare (www.ecoartlab.com e Home page). Le mie ultime opere digitali sono state esposte lo scorso maggio come dice la Aglione alla galleria Battaglia di Milano ma la mostra, non si è consumata nel silenzio se la stessa ha potuto averne informazione dalla lunga intervista che mi ha dedicato il Corrriere della Sera del 23 agosto.
    Il mio lavoro non sarà noto al gran pubblico e qualche critico di parte che ha curato l’ultimo padiglione italiano della Biennale di Venezia, nel difendere i suoi padroni (Bondi e C.) ha scritto di tutto e di più sulla prima pagina del giornale Libero che gli ha dato spazio, solo avendo visto delle immagini da foto di Agenzie, tra l’altro confondendo il periodo e gli autori delle opere alle quali mi ero ispirato per realizzarle.
    L’arte è scienza, non si improvvisa e non si accontenta di qualunquistiche e superficiali approssimazioni, anzi richiede un duro e sistematico lavoro.
    Intanto ho concluso il percorso per la progettazione delle nuove opere digitali realizzate con l’utilizzo del codice QR che permette al fruitore di dialogare con le stesse, con l’uso di un telefonino digitale collegandosi in rete per vedere l’opera in costruzione e tutti i dettagli che sull’opera saranno date durante la realizzazione.
    ARTISTA DI REGIME O RICERCATORE? AI LETTORI L’ARDUA SENTENZA.
    Filippo Panseca
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  4. #4
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    Parte l'arte di un giorno per il porno
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