1. #1
    ummagumma
    Guest

    Predefinito Chi era Enrico Cuccia (o meglio chi "è")

    Se vi capita di leggere (cosa che io vi consiglio assolutamente di fare, per capire un pò della "storia profonda" dell'Italia repubblicana) i libri di inchiesta di Pinotti, in particolare Poteri forti e Fratelli d'Italia, vi imbatterete ben presto in una dicotomia di cui negli italici mezzi di (dis)informazione di massa si dice ben poco...la cosiddetta dicotomia tra la finanza massonica e la finanza bianca, dicotomia non troppo legata all'astrazione del passato se si pensa che che è una chiave di lettura della vicenda Fazio-Fiorani...sommo alfiere della finanza massonica fu Enrico Cuccia nonchè grande "puparo" della politica italiana...posto una breve biografia dal sito "roma civica":
    ----------------------------------
    Nato a Roma il 24 novembre 1907 da famiglia di origine siciliana. Dopo la laurea in legge entra all'Iri, distaccato presso la sede di Londra. Il primo incarico di rilievo è in Banca d'Italia (assunzione il 12 ottobre del '32) con la qualifica di «impiegato del servizio operazioni finanziarie e cambi con l'estero». Ha l'appoggio di Guido Jung, amico di famiglia e ministro tecnico delle finanze che lo inserisce nella delegazione italiana alla conferenza economica di Londra. Lo stesso Jung lo presenterà al futuro suocero Alberto Beneduce, creatore dell'Iri. Dal matrimonio con Idea Socialista nascono tre figli (Beniamino, Auretta Noemi e Silvia Lucia) tutti impegnati in campi diversi dalla finanza. Nel '37 viene inviato in Abissinia con la delega al «rilascio delle autorizzazioni per il trasferimento all'estero di divise e lire». Dietro tanta formalità c'è la necessità per il regime fascista di stroncare un traffico clandestino di valute gestito da funzionari corrotti e da un'amica del generale Rodolfo Graziani. Cuccia resiste alle minacce e viene ricevuto e personalmente ringraziato dal Duce. Gli anni successivi sono quelli della Comit, che non è solo la banca più conosciuta all'estero, ma anche punto di riferimento per l'opposizione. Lavora all'Ufficio studi della Comit, diretto da Ugo La Malfa. Antifascista, diventa pupillo del presidente della Comit Raffaele Mattioli. I rapporti tra il gruppo antifacsista milanese di Mattioli e gli antifascisti italiani che si erano rifugiati all'estero vengono affidati a lui, che utilizza nei suoi viaggi la copertura delle missioni di affari. Nel '42, con un regime ancora forte, Cuccia cura anche i contatti di La Malfa e Tino e del Partito d'Azione con l'ambasciatore americano a Lisbona e conosce nel lavoro clandestino Andrè Meyer banchiere della Lazard attivo nelle grandi piazze di Parigi e New York ed emissario della Resistenza francese. Contatti e credibilità importantissimi per l'immediato dopoguerra quando Cuccia assume un ruolo di crescente centralità.
    Cuccia segue poi tutta la storia dell'istituto Mediobanca di via Filodrammatici, fin dal settembre del '44 quando l'amministratore delegato della Comit Mattioli, propone «un ente specializzato per i cosiddetti finanziamenti a medio termine» e a cui avrebbero dovuto partecipare le banche d'interesse nazionale. E' un modo per superare i vincoli della legge bancaria del '36 e nello stesso tempo uno strumento per rilanciare le imprese e favorire la ricostruzione del paese. E' il 10 aprile del '46 quando viene costituita la nuova società dove Comit e Credit detengono il 35% e il Banco di Roma il 30%. Direttore generale viene nominato Enrico Cuccia, già molto amico di Mattioli e di tutto l'entourage del partito d'Azione (Ugo la Malfa e Adolfo Tino).
    Molti grandi affari delle imprese italiane, direttamente o indirettamente, sono passate dal secentesco palazzo dei Visconti-Ajmi da sempre sede di Mediobanca. L'istituto non è solo stanza di compensazione dei rapporti fra azionisti e imprese. Lo è anche nei rapporti politici, fra soggetti pubblici e privati, garante dei passaggi delicati nel capitale delle imprese. Ma nella storia del banchiere riservato e amante dell'arte ci sono anche scontri violenti: c'è la sua impronta nella scalata dell'Eni di Eugenio Cefis alla debole Montedison di Giorgio Valerio portata e termine sul mercato in sette mesi (febbraio-settembre '68). Operazione finanziaria di successo seguita da insuccessi industriali. Lo scontro, più tardi, è con Michele Sindona che, nei primi anni '70, cerca di sfondare in Foro Buonaparte via Bastogi, scalata e oggetto di opa. Mediobanca si oppone e per il finanziare di patti, protetto da una parte del mondo politico, è l'inizio del tracollo. Salta la banca privata italiana, viene ucciso l'avvocato Giorgio Ambrosoli che aveva cercato di chiarire le scatole cinesi della galassia Sindoniana, a Cuccia viene bruciata la porta di casa. Negli anni '80, quando Cuccia lascia la carica di amministratore delegato per raggiunti limiti di età, diventa più complesso il rapporto con il mondo politico e con il governo, con i socialisti ma anche con parte della dc. Non mancano i contrasti anche con Romano Prodi, presidente dell'Iri, o con l'ex presidente delle Generali, Cesare Merzagora. L'evoluzione dei mercati finanziari e il sogno di public company spingono Mario Schimberni, voluto in un primo tempo da Cuccia per risistemare la chimica, in operazioni «forti» per il capitalismo italiano e nelle scalate Bi-Invest-Fondiaria. A Cuccia tocca sempre più il ruolo di difesa dell'esistente. I conti con Raul Gardini, altro battitore libero indebolito dal progressivo indebitamento, verranno regolati più avanti con il deflagrare di Enimont. Quando per ridurre l'indebitamento il governo metterà sul mercato le quote di controllo di Comit e Credit a Mediobanca toccherà «giocare in difesa» cercando di guidare nuovi assetti societari tali da non mettere in discussione i propri assetti di controllo. Lo sforzo verrà parzialmente ripagato. La dipendenza da Mediobanca si è affievolita anche in casa Fiat, Pirelli, Marzotto e nell'Olivetti pre-Telecom. Pur giocando in difesa Cuccia e l'amministratore delegato Vincenzo Maranghi contribuiscono a mandare in porto l'offerta pubblica su Telecom e l'offerta delle generali sull'Ina. Dopo aver di fatto investito il presidente della Rcs, Cesare Romiti, come suo successore, Cuccia nel '99 ingaggia una dura battaglia per il controllo della Comit: sfida da lui persa e vinta invece da Giovanni Bazoli di Banca Intesa. Muore a Milano il 23 giugno del 2000, all'età di 92 anni.

  2. #2
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  3. #3
    ummagumma
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    C'è da chiedersi cosa è la democrazia rappresentativa se un uomo del genere, mai eletto da alcun cittadino, ha deciso più per il nostro paese di qualsiasi altro governo democraticamente eletto...
    Inoltre se qualcuno sa di più sul conto di questo personaggio e sui suoi eredi odierni è pregato di scriverlo

  4. #4
    L'avatar di Alex1985 Gp Dipendente

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    C'è da chiedersi cosa è la democrazia rappresentativa se un uomo del genere, mai eletto da alcun cittadino, ha deciso più per il nostro paese di qualsiasi altro governo democraticamente eletto...
    Inoltre se qualcuno sa di più sul conto di questo personaggio e sui suoi eredi odierni è pregato di scriverlo
    Sinceramente non lo conoscevo, ho cercato un articolo decente, è ho trovato questo sul Sole24Ore.
    Anche se credo che l'autore dell'articolo sia di parte.
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  5. #5
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    La rappresentatività che Ummagumma definisce "non democraticamente riconosciuta" il Cuccia se l'è guadagnata sul campo della ricostruzione industriale e finanziaria nel Dopoguerra. I suoi modi di condurre le trattative, ma ancor di più la descrizione che di essi ne ha sempre fatto la stampa, sono discutibili ma oggi più che mai si rivelano indispensabili. Intendo dire che con la scarsità di risorse a disposizione negli anni '40 e '50 non era pensabile affidare al mercato e alle sue (inesistenti) leggi la gestione di fatti ineludibili, come il sostegno alla grande industria (in primis) e la normalizzazione di una struttura economica nazionale ai minimi termini.

    I suoi eredi, più precisamente i banchieri d'oggi (perchè di eredi veri e propri non ce ne sono), hanno altri obiettivi e infinite risorse per perseguirli. Mi sento quindi di escludere paragoni con il panorama attuale.

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