Un post che non avrei mai voluto scrivere.
Perché mai mi sarei augurata, ma nemmeno aspettata di ritrovarmi dieci anni dopo con gli stessi demoni, ingigantiti, e la stessa conseguenza. Disturbi alimentari, e poi dipendenza dai farmaci, dall'alcol.
"Sfrattata" dalla bacheca SOS Alcol&Droga (invio i post, ma questi non appaiono; qualche mod a cui ho pestato i piedi deve essersi vendicato bloccandomi, pazienza), sono riapprodata qua dove ormai mi sento a casa.
Il tempo passa, il dolore no. Anzi, i mostri diventano sempre più grandi, la vita toglie, toglie e basta.
Sabato sera mio nonno è morto dopo poche ore di ricovero, tra le braccia di mia madre che non è riuscita nemmeno a chiamare aiuto in tempo.
Quella madre che io non sono più capace di amare, che non riesco a consolare. Sentirsi uno schifo, anche per questo.
Non sono nemmeno andata al funerale, non potevo, non ci sarei riuscita a vederlo morto. Io che non credo in dio, nel paradiso, nell'inferno, in un reincontro post mortem.
E succede tutto nel momento peggiore (come se ne esista uno adatto..!), più buio. Erano già una decina di giorni che sentivo un peso che sono incapace di portare, era come un presentimento. Il presentimento che sarei stata abbandonata nel momento del bisogno, e difatti è successo. A nulla è valso correre (con l'ultima dose di raziocinio) dallo psichiatra, è stato terribile. E dannoso, mi anche detto (con il giusto giro di parole, sbugiardando la sua incompetenza assoluta) che passa la "patata bollente" del mio caso al Policlinico della mia città; tradotto, il mio è un caso "..di troppa difficile comprensione", insomma, non sanno cos'ho.
Forse perché semplicemente mi manca la fortuna, l'amicizia, l'amore s la famiglia, e senza tutto ciò semplicemente non si vive.
Ma, nello specifico, dopo un anno esatto di anoressia (dopo anni di bulimia alternata a binge-eating), sono ripiombata nelle abbuffate cieche, e le immancabili due dita in gola.
Sono arrivata a spendere tutti i soldi in tasca, per entrare in supermercati, panetterie, e mangiare per strada. E poi pillole dimangranti (farmaci anoressizzanti), infusi, tisane, lassativi, ed il vomito indotto.
Vomitare fino a sentire come una coltellata a dx dell'addome, appena sotto al fegato. "Adesso muoio", penso, "..alla fine lo stomaco mi si è squarciato, morirò d'emorragia interna". Invece non muoio, non muoio mai. Inghiotto nervosamente antidepressivi o calmanti che assumo senza alcuna continuità (visto il fallimento di tutte le terapie formulate), tempo qualche ora e tutto ricomincia.
Riguardo le foto che mi scattavo quest'estate, fiera delle ossa che spuntavano sotto la pelle, una soddisfazione immensa, come una maniaca.
Ora mi tocco, mi cerco convulsamente le costole, le anche, e non le sento più. La pancia prominente come una donna incinta, gonfia, gonfia dalle solite quattro porcate che mangio, alle ore sbagliate e nei tempi sbagliati. Sì, mi si gonfia la pancia fino a che le viscere sembrano non avere più spazio per esistere. E le notti, dio, le notti.
Non dormo più. E la veglia, nel silenzio, nel buio, tra le urla dei pensieri, mi fa venire fame. Quella fame che dice: "Mangia tutto quello che riesci, nel minor tempo possibile; così ingrasserai e farai ancora più schifo d'adesso". I pianti isterici a tavola, sì, sono arrivata a piangere mangiando.
E tra pochi giorni sarà natale. Come farò? Come riuscirò a guardare negli occhi i parenti, e specialmente mia nonna, che penseranno che ho preferito starmene a casa a dormire piuttosto che andare al funerale..??
Cosa racconterò? E con che coraggio donerò i regali a questi genitori per i quali non provo più pietà, ed è questa la cosa che mi fa piangere..?!!!
Cosa festeggerò? Festeggerò un anno dal mio aborto spontaneo, e due mesi dall'abbandono definitivo del mio uomo (che mi ha promesso denunce e querele qualora mi palesassi di nuovo? Cosa importa se lo amo..
Cosa importa! È come tagliarsi la testa.
Va bene, me la taglio.
Magari mi prendo quattro Tavor e riesco perfino ad affrontare i parenti che in me vedono mephisto. Ma mi toccherà sedermi a tavola, a natale, k alla vigilia. E la casa si riempirà di cioccolatini, panettoni, pandori. Ed io ko sentirò minacciata: tabelle caloriche, grassi, la bilancia.
I vestiti, i vestiti che continuo ossessionatamente a provare per paura di non entrarci definitivamente più. Sentirmi fasciata, stretta, sentirmi male. E si ricomincia. La pancia mi si gonfia fino a farmi piegare dal dolore,ma lo stomaco langue, ed allora una valanga di merda, ed il sacchetto dove vomito.
È un incubo, è la depressione.
Sono dieci anni che non vivo, e considerando la mia età posso dire di non avere mai vissuto.

















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