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  1. #1
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    Otto Hofmann, la poetica del Bauhaus

    Metamorfosi dell'occhio

    All'inizio degli anni Venti un gruppo di artisti appartenenti all’avanguardia tedesca - tra i quali Hans Richter, Walter Ruttmann, l'ungherese Laszló Moholy-Nagy e lo svedese Viking Eggeling - condusse una serie di esperimenti sul linguaggio cinematografico attraverso un finissimo gioco di montaggio, astrazione e combinazione di immagini.
    I cortometraggi realizzati, che costituirono un tentativo estremamente originale di portare il cinema sul piano dell'arte pura , possono essere definiti quasi delle partiture filmiche sia per l'organizzazione dello sviluppo temporale di immagini e forme, rispondente a un ideale tracciato di ritmi e battute, sia per l'abbondante uso di termini musicali - quali 'composizione', 'studio', 'ritmo', 'sinfonia' - presenti nei titoli stessi.

    Il progetto Diagonal Symphonie: Optische Musik Augenmusik, con cui un gruppo di compositori di oggi ha avuto il compito di musicare una selezione dei cortometraggi più interessanti nasce da una duplice motivazione. Da un lato quella di riproporre in un contesto unificante un corpus di capolavori in parte trascurato, la cui freschezza e forza innovativa si collega direttamente ad alcuni presupposti fondamentali dell'estetica contemporanea.
    Dall'altro quella di sollecitare una fattiva risposta in musica agli impliciti riferimenti musicali cui continuamente alludono i filmati.
    Il tema affascinante e misterioso affrontato dai compositori, grazie anche all'utilizzo specifico delle tecnologie elettroniche, è quello di una sincronia obliqua tra musica e immagine, da esplorare in un ristretto ambito percettivo che rifugge dal mero commento come dalla drastica autonomia. Operazione tanto più virtuosistica quanto più stimolante considerando l'estrema brevità della maggior parte dei filmati, la cui durata oscilla dai due agli otto minuti.

    Il Bauhaus

    Il Bauhaus, scuola di arte e architettura fondata a Weimar nel 1919 da Walter Gropius, è l’espressione di quel clima di sperimentalismo culturale, iniziato con le avanguardie espressioniste prima della Grande Guerra e proseguito nella Germania di Weimar. Il Bauhaus propone una rinnovata “arte del costruire” ed elabora un programma didattico innovativo che tenta di conciliare la fase di progettazione con quella di realizzazione.

    L’idea di innestare l’Arte e il suo spirito vitale, creativo, liberatorio, nel quotidiano e nel ripetitivo, rappresenta il contributo più importante della scuola. La libertà del linguaggio artistico applicata a oggetti quotidiani, ottenuti a bassi costi di produzione grazie ai processi di fabbricazione seriali, esprime lo spirito democratico della scuola. Il suo stile razionale si traduce in una perfetta coerenza della forma alla sua funzione, ottenuta attraverso un linguaggio asciutto e lineare.

    Alla prima fase di Weimar segue, dal 1925 al 1932, il periodo di Dessau all’interno dell’edificio progettato da Gropius, manifesto della nuova architettura razionalista, dove vengono chiamati a tenere corsi didattici affermati artisti, tra cui Vasilij Kandinskij e Paul Klee. Dopo il trasferimento a Berlino nel 1932, la scuola viene chiusa dal regime nazista.


    Tuttavia la sfida lanciata dal Bauhaus di superare la dicotomia tra arte e tecnologia, estetica e industria, non si è spenta.
    Ancora oggi la modernità di quelle sperimentazioni, solo apparentemente utopiche, ci colpisce per il loro assoluto valore etico.



    Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti […]
    Non c’è nessun dovere in arte. L’arte è eternamente libera.
    Fugge il «dovere» come il giorno la notte
    Vasilij Kandinskij Lo spirituale nell’arte, 1911


    La Fotografia Bauhaus

    Aspetti della fotografia al Bauhaus di Dessau
    I diversi approcci, politici, estetici, psicologici,o percettivi, che caratterizzano la ricerca fotografica tra le due guerre, mettono in evidenza un unico punto di partenza: l’esigenza di definire l’autonomia della fotografia sia come fatto espressivo rispetto alla pittura sia rispetto a un uso descrittivo e documentaristico del mezzo fotografico.
    Gli anni Venti in Europa segnano la presa di coscienza della possibilità di usare l’immagine fotografica per “produrre” e non solamente”riprodurre” la realtà. In questo modo la fotografia può contenere al suo interno una paradossale fusione di “concreto”dato dalla intrinseca funzione riproduttiva-e “intangibile”- dovuto alla realtà di luce di cui è fatta.
    La consapevolezza di questa autonomia creativa ha permesso alla fotografia di confrontarsi alla pari con gli stessi temi di cui si stavano contemporaneamente occupando le avanguardie artistiche: l’adesione alla modernità, la geometrizzazione delle forme, l’astrazione, la resa dello spazio urbano, la valenza sociale dell’arte, il rapporto spazio-tempo, la funzione conoscitive del mezzo artistico.
    In Europa i luoghi dove si svolgono queste ricerche sono essenzialmente due: la Germania, aperta anche a contatti con la fotografia sovietica, e Parigi.
    Le grandi mostre tedesche e la diffusione delle riviste illustrate sono i canali attraverso cui le diverse correnti della ricerca fotografica si rivolgono al grande pubblico e, al tempo stesso, costituiscono il terreno per reciproche influenze tra Germania, Francia e America.
    In Germania la figura chiave della fotografia tra le due guerre è senza dubbio Laszlo Moholy-Nagy che a Dessau continua, con rigoroso processo metodologico, la ricerca sulla fotografia già iniziata a Berlino nel clima del Dadaismo. Al Bauhaus compie esperimenti e scrive testi teorici nei quali esprime molte volte la convinzione di una stretta connessione tra l’arte moderna e la fotografia, specialmente nel libro “Malerei, Photografie, Film” pubblicato nel 1925 nella collana Bauhausbücher, che era stata curata dallo stesso Moholy-Nagy e da Gropius.
    In questo periodo la sperimentazione fotografica al Bauhaus riceve un grande impulso e la spinta viene proprio da Laszlo Moholy-Nagi e da sua moglie Lucia, validissima collaboratrice non solo da un punto di vista tecnico ma anche creativo. Vengono così condotti studi sulla struttura formale, realizzati fotogrammi di oggetti in movimento, fotomontaggi, fotografie ai raggi Roëtgen, studiati nuovi tagli e nuove inquadrature.
    L’interesse suscitato dalle scoperte di Laszlo e Lucia è tale, sia all’interno sia all’esterno del Bauhaus, che molti artisti si dedicano alla sperimentazione con il mezzo fotografico e, confrontando i risultati ottenuti ed apportando personalissimi contributi creativi, influiscono in modo notevole sull’attività pratica della figurazione. E questo nonostante la fotografia non sia ancora stata introdotta ufficialmente nei programmi d’insegnamento ( lo sarà soltanto nel 1929 con la creazione di una cattedra assegnata a Peterhans ).
    Artisti come Herbert Bayer, Theo Ballmer, Eugene Batz, Florence Henri, Hannes Meyer, Lucia Moholy, Walter Peterhans, Xanti Schawinsky, Greta Stern, Lux Feininger, Walter Funkat, Erich Consemuller, Albert Braun ed altri ottengono, all’interno e poi al di fuori del Bauhaus, risultati sorprendenti nell’elaborazione dell’immagine fotografica.
    L’entusiasmo per la tecnologia moderna e l’utilizzazione molto diversificata delle possibilità tecniche del processo fotografico porta ad interpretare l’ambiente circostante attraverso prospettive inusuali, con riprese estremamente ravvicinate, con tagli particolari, con la costruzione, in pratica, di punti di osservazione completamente nuovi e rivoluzionari. Gli oggetti della vita quotidiana, fino a quel momento anonimi, di fronte ai nuovi “occhi” si trasformano così radicalmente da diventare spesso modelli di forma ideale.
    Questa attitudine a interpretare attraverso la fotografia il mondo circostante, con i suoi paesaggi, uomini, cose, macchine, contro tutte le regole tradizionali della rappresentazione, determina l’affermarsi di nuovi codici formali nell’ambito dei linguaggi artistici, rispondendo alle urgenti necessità di utilizzare un mezzo più veloce e comunicativo che possa esprimere con maggior vigore le istanze delle avanguardie dell’epoca.
    Non a caso riviste e giornali, il cui sviluppo sorprendente non ha precedenti nel passato, fanno un uso sempre crescente dell’immagine fotografica.

    [Mostra // 16 ottobre 2009 - 14 febbraio, 2010 Genova, Palazzo Ducale]

  2. #2
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    Non si parla dei Bauhaus eh?

  3. #3
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    grande scuola,davvero affascinante.

    poi ci stano pure i bauhaus ...la band post punk/dark inglese degli anni 70/80,sono stati davvero un gruppo eccezionale e dei veri pioneri del genere assieme ai joy division,killing joke,siouxsie and the banshes ecc

  4. #4
    fat(t)ina imbronciata *gp star*

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    A mio parere (da wannabe architetta) il bauhaus ebbe l'idea innovativa (per l'epoca) di unire lo studio alla produzione...però non credo che abbia prodotto cose così "valide" dal punto di vista di architettura e design in quanto tali,a prescindere dalla serialità delle produzioni (che comunque ne sminuisce il valore)!In sè per sè come stile lo trovo poco "bello" quindi credo che l'idea buona di partenza si sia persa poi nell'atto produttivo