Margiotta: «Sono innocente»
Giovedì la decisione della Giunta
«Nel momento in cui si è svolta la gara d'appalto io ero in vacanza all'estero»
ROMA - «Non ho proprio fatto nulla. Contro di me c'è solo del «fumus persecutionis» perché questo magistrato è da molto tempo che si occupa di me e della mia famiglia», peraltro nel momento in cui si è svolta la gara d'appalto che «mi accusano di aver alterato, io ero in vacanza all'estero». Si difende così Salvatore Margiotta, il deputato del Pd accusato di corruzione dal Pm di Potenza Henry John Woodkock, davanti alla Giunta per le Autorizzazioni della Camera. I componenti della Giunta lo ascoltano e molti di loro, tra cui Antonio Leone (Pdl) e Pierluigi Mantini (Pd) esprimono forti perplessità sull'ordinanza dei magistrati di Potenza.
I TEMPI - Il presidente dell'organismo parlamentare Pierluigi Castagnetti rinvia comunque la seduta a giovedì mattina per dare tempo a tutti i deputati della Giunta di leggersi le carte. È molto probabile, avverte Mantini, che la richiesta di arresti domiciliari per Margiotta possa venire esaminata dall'Aula di Montecitorio già venerdì. È molto probabile che la Giunta possa dare il suo parere sul caso Margiotta già giovedì Si è deciso infatti di non chiedere al Tribunale di Potenza nuovi atti come era stato ipotizzato in un primo momento perché l'ordinanza, commenta Leone «è già bella copiosa». Anche se per Mantini non direbbe «granché». «Giovedì potremmo già esprimere il parere e venerdì sottoporlo al voto dell'Aula» aggiunge Mantini secondo il quale la richiesta avanzata del Pm di Potenza Henry John Woodcock avrebbe una base «inconsistente». «Noi da questi atti - prosegue - non riusciamo neanche a capire da chi fosse composta la commissione della gara d'appalto che sarebbe stata corrotta». «Come è possibile - domanda Mantini - per uno che ha studiato un filo di diritto proporre una custodia cautelare su una base così inconsistente?».
DUBBIOSI - Forti perplessità le ha anche Antonio Leone (Pdl) secondo il quale non ci sarebbero i presupposti per dire sì all'arresto di Margiotta. «Da una prima lettura veloce - osserva - mi sembra che la richiesta non abbia grande fondamento. Contiene, infatti, contraddizioni e incongruenze tecniche che dovrebbero portare a non dare l'autorizzazione». Anche un altro componente della Giunta, Nino Lo Presti (Pdl), non sembra convinto della richiesta formulata dal Pm di Potenza. «Ad una prima lettura degli atti - commenta - mi sembra che tutto risulti piuttosto fumoso. Nulla ci dice che tipo di ruolo avrebbe avuto Margiotta in questa gara d' appalto. Come sarebbe di fatto intervenuto per alterarla?».
«ERO ALL'ESTERO» - E anche l'interessato, cioè Salvatore Margiotta, nella sua relazione davanti alla Giunta solleva questo dubbio: «Cosa avrei fatto nella pratica per meritare questa accusa? Non viene mai riportata una mia frase, niente che possa dimostrare davvero un mio coinvolgimento in questa storia. Peraltro ero all'estero quando si svolse la gara». Il parlamentare poi ribadisce di non aver mai chiesto, nè preso soldi da nessuno degli indagati. E spiega di essersi rimesso al giudizio della Giunta. «Non voglio nessuna protezione di casta - afferma davanti ai cronisti - ho chiesto solo che si leggano bene le carte per rendersi conto della situazione e per valutare con chiarezza». «Sono comunque abituato - conclude - a non pensare mai alle dietrologie, perché altrimenti si impazzirebbe. Ma le coincidenze in questa storia sono davvero notevoli...».
Napoli, assessori in manette
Coinvolti due parlamentari
In totale sono 13 le persone coinvolte nell'inchiesta. Tra di loro anche gli onorevoli Bocchino (Pdl) e Lusetti (Pd)
NAPOLI - Operazione della Dia che segna un duro colpo al Comune di Napoli: due assessori sono stati arrestati. In carcere è finito l'imprenditore Alfredo Romeo, coinvolto nell'indagine sulla delibera «Global service», approvata dal Comune di Napoli. Altre 12 persone sono invece agli arresti domiciliari: tra essi due assessori della giunta comunale di Napoli, due ex loro colleghi e un ex provveditore alle opere pubbliche. L'operazione è stata condotta dalla Dia e dai Carabinieri di Caserta, che hanno eseguito le ordinanze cautelari firmate dal Gip di Napoli, che ha accolto le richieste della Direzione distrettuale antimafia napoletana, guidata dal procuratore Franco Roberti. I provvedimenti riguardano l'indagine sulla delibera «global service» approvata dal comune di Napoli per la manutenzione delle strade e del patrimonio pubblico oltre che per la gestione di mense scolastiche.
QUATTRO GLI ASSESSORI COINVOLTI - Sono quattro gli assessori del Comune di Napoli, già dimissionari oppure attualmente in carica, coinvolti nell’indagine. I quattro esponenti politici sono stati raggiunti mercoledì mattina da un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari. Enrico Cardillo è l’ex assessore al Bilancio (dimessosi il 28 novembre scorso, ndr) mentre Giuseppe Gambale era l’ex assessore alle Scuole. Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, invece, sono ancora nella giunta Iervolino rispettivamente con le deleghe al Patrimonio e all’Edilizia.
I NOMI DEGLI ARRESTATI - Questi i nomi dei altri destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Napoli nell'ambito dell'inchiesta sul global service, coordinata dal procuratore Giovandomenico Lepore, dal procuratore aggiunto e coordinatore della Dda Franco Roberti e dai pm Raffaello Falcone, Enzo D'Onofrio, Pierpaolo Filippelli. Alfredo Romeo, imprenditore napoletano, titolare della Romeo Service, unico per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Agli arresti domiciliari sono Paola Grattani, sua collaboratrice; Guido Russo, ex funzionario dell'Arpa di fatto collaboratore di Romeo; l'ex assessore comunale all'istruzione ed ex parlamentare Giuseppe Gambale; l'ex assessore al bilancio del comune Enrico Cardillo; gli assessori comunali in carica Ferdinando Di Mezza (sue le deleghe al patrimonio e alla manutenzione degli immobili) e Felice Laudadio (edilizia); l'ex provveditore alle opere pubbliche della Campania Mario Mautone; il colonnello della guardia di finanza già in forza alla Dia Vincenzo Mazzucco. Destinatari di ordinanze sono inoltre Vincenzo Salzano e Luigi Piscitelli.
COINVOLTI ANCHE I DUE PARLAMENTARI BOCCHINO E LUSETTI - Ci sono anche due parlamentari in carica tra le persone coinvolte nell'inchiesta della Dda di Napoli. Sono Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd). Per entrambi l'accusa è associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta. Sarebbe, inoltre, stata chiesta l’autorizzazione a procedere alla Camera dei deputati anche per poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che vedrebbero il coinvolgimento di Bocchino e Lusetti.
Dietro l'arresto del sindaco di Pescara
un giro di tangenti di 200mila euro
L'inchiesta riguarda lavori pubblici tra cui la gestione dei cimiteri e la riqualificazione dell'ex stazione ferroviaria
PESCARA - La richiesta di arresto per il sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, era stata presentata al gip Luca De Ninis a metà del mese di novembre. D'Alfonso si era presentato spontaneamente al pm Gennaro Varone la scorsa settimane per rendere dichiarazioni spontanee. Nel corso dell'incontro con il magistrato il sindaco di Pescara aveva annunciato le sue dimissioni dalla carica elettiva. L'interrogatorio era stato trasmesso al Gip che, tuttavia, ha ritenuto che le esigenze di custodia cautelare fossero inderogabili.
PRESUNTE TANGENTI PER 200MILA EURO - L'inchiesta che ha portato all'arresto del sindaco di Pescara riguarda due accordi di programma, lavori pubblici tra cui la gestione dei cimiteri e la riqualificazione dell'area di risulta dell'ex stazione ferroviaria. Tra le accuse oltre altre alla concussione, corruzione e peculato c'è anche quella di truffa poichè la presunta distrazione di denaro veniva impiegata apparentemente per la pubblicità istituzionale.
IL PM: «ACCUSE SUL PASSAGGIO DEI SOLDI SONO PROVATE» - Il Procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, non ha dubbi: «L'accusa ritiene che sia stato provato il passaggio di soldi in cambio di atti amministrativi favorevoli: sono stati sentiti dei testimoni ma è un'indagine documentale». Al momento la Procura ha accertato tangenti da imprenditori riconducibili all'ex sindaco per circa 200 mila euro «più altri benefici», come ha detto lo stesso Trifuoggi. La richiesta di arresti domiciliari era stata presentata al Gip Luca De Ninis a metà novembre: il 2 dicembre scorso a D'Alfonso erano stati «correttamente» comunicati i capi di imputazione, una settimana dopo - il 9 dicembre - D'Alfonso si era di nuovo recato dal Pm Gennaro Varone per dichiarazioni spontanee a sua difesa. Ma ieri sera ecco l'arresto ai domiciliari eseguito dalla Squadra mobile: «Perchè non stamani? - ha detto Trifuoggi - abbiamo preferito evitare spettacolarizzazioni, anche perchè sapevamo che D'Alfonso avrebbe presentato la lettera di dimissioni da sindaco e da segretario regionale del Pd questa mattina. Nel verbale del 9 dicembre, infatti, c' è scritto che D'Alfonso aveva già dato le lettere di dimissioni al suo avvocato che le avrebbe ufficializzate dopo le elezioni. Ma Procura e Gip evidentemente hanno ritenuto che le dimissioni non fossero sufficienti per evitare gli arresti domiciliari richiesti a novembre»
I PRESUNTI "FAVORI" DEI FRATELLI TOTO AL SINDACO - Tra gli indagati anche il patron di Air One, Carlo Toto e il fratello Alfonso. Indagato anche l'imprenditore Dino Di Vincenzo. Secondo l'accusa Carlo Toto e il fratello Alfonso avrebbero fornito al sindaco di Pescara un'auto con autista per tre anni, dal settembre 2004 al gennaio 2007, per ottenere appalti. Dalle indagini, inoltre, sarebbero state trovate tracce di tangenti in denaro, concessione di voli gratis sulla compagnia area Air One, pranzi e cene per circa 11 mila euro. I fratelli Toto, sempre secondo le accuse, avrebbero anche versato finanziamenti a società ed enti ricollegabili in qualche modo a D'Alfonso (100 mila euro alla Pro Loco di Lettomanoppello, 100 mila mila euro per acquisito mezzo di soccorso sempre a Lettomanoppello).
38 INDAGATI - Sono 38 gli indagati nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte tangenti al comune di Pescara. Tra le numerose ipotesi di reato contestate al sindaco D'Alfonso c'è anche quella di associazione per delinquere che riguarderebbe anche l'ex collaboratore del sindaco Guido Dezio ed altri. Gli inquirenti hanno potuto ricostruire le presunte tangenti attraverso il materiale cartaceo sequestrato nell'abitazione di Dezio. D'Alfonso, invece, nell'incontro che ha avuto la scorsa settimana con il pm si è detto completamente estraneo a tali vicende giudicando « riprovevole» tali condotte.
ACCERTAMENTI ANCHE ALLA CAMERA - Per risalire alla regolarità dei fondi versati dai privati in favore della politica abruzzese la Procura di Pescara avrebbe effettuato accertamenti anche alla Camera dei Deputati. Si voleva sapere, cioè, se esistevano contributi versati regolarmente da determinati soggetti. Sia l'ex Presidente Bertinotti, sia l'attuale Fini avrebbero risposto con puntuali lettere. In questo modo la Procura di Pescara sarebbe risalita ai fondi «bianchi» e a quelli «neri» riportati in una sorta di contabilità rintracciata dagli investigatori.
Speriamo si scateni un nuovo ciclone giudiziario come accadde con Tangentopoli e con Mani Pulite...
Ormai non ci sono più dubbi sul fatto che in Italia PDL e PD rappresentano un partito unico e che in nome di ideali che non rispettano tutelano i propri interessi.

















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