Non ho un carattere facile. Almeno per quelli che sono i parametri che vengono presi in considerazione oggi: sono schietta, odio l'ipocrisia e la falsità; dico tutto quello che sento e che penso, con il dovuto garbo, s'intende, perché è così che i miei genitori mi hanno insegnato.
E' proprio per il mio modo di essere che, il più delle volte, mi sento sola.
Conosco tantissime persone, ma penso che nessuna di queste possa essere qualificata come "amica", per il semplice fatto che ciascuno pensa solo ed esclusivamente ai cazzi propri.
Insomma, è quello che tutti mi dicono. Non posso nemmeno lamentarmi di qualche atteggiamento, di una determinata scortesia o di qualsiasi altra cosa che non mi vada a genio, che subito parte la solita e noiosa risposta: "embè, cosa vuoi farci? Tutti pensano ai fatti loro, fattene una ragione."
Va bene, il più delle volte è così. Allora perché io sono diversa?
Ho provato ad adattarmi, ad adeguarmi, ma con scarsi risultati.
Che senso ha intrattenere un rapporto con una persona se non è davvero sentito, ma deve essere solo un espediente per dar sfogo al proprio opportunismo e al proprio egoismo? A questo punto dovremmo svalutare qualsiasi rapporto? Io non la penso così.
Tralasciando la natura diversa della relazione, ho conosciuto un ragazzo l'anno scorso. Che mi ama e che amo tantissimo. Un vero rapporto, come non l'ho mai avuto. Sarà solo un'illusione oppure è stata la sfortuna che non mi ha permesso di vivere a pieno il sentimento dell'amicizia?

















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è difficile da spiegare, ma penso (in estrema sintesi) che la mia ex migliore amica si trovasse bene con me anche perchè si sentiva protetta. Sapeva che in pochi avevano il coraggio di criticare me e lei, perchè io avrei risposto a tono. Quindi ci lasciavano perdere e noi stavamo bene così