girlpower.it

Accedi con facebook, collega il tuo account e scopri tante funzioni in più!

+ Rispondi
Pagina 1 di 4 1 2 3 ... ultimo
Visualizzazione dei risultati da 1 a 8 su 28

Discussione: [Topic Ufficiale] news

  1. #1
    Gp Dipendente
    L'avatar di StefyTheStrange
    Registrato dal
    Apr 2006
    residenza
    portorecanati
    Messaggi
    1,630

    [Topic Ufficiale] news

    Articoli, storie di abusi.
    Per capire quello che ci sta attorno.








    riporto questo fatto di cronaca xchè son rimasta senza parole:


    Mercoledí 24.01.2007 15:50

    Tre ragazzini, due di 13 anni e uno di 11, sono stati bloccati dai carabinieri in un paese della Gallura per aver violentato una bambina di 9 anni. Gli episodi, ripetuti, sarebbero avvenuti tra novembre e dicembre dello scorso anno. I tre sono stati scoperti dopo che la bambina ha raccontato alcuni episodi a scuola.

    L'insegnante che ha raccolto le confessioni della piccola ha avvertito i militari che sono risaliti ai tre giovanissimi stupratori. I ragazzi sono ore rinchiusi in tre centri per minori diversi.

    La baby gang era formata da tre ragazzini, due tredicenni e uno di 11 anni, definito "il capobranco" e anche "una figura carismatica che aveva attratto gli altri due". Altri quattro ragazzi, anch'essi con meno di 14 anni, erano stati coinvolti, anche se non attivamente, negli episodi: secondo il procuratore si limitavano ad assistere alle violenze.

    I tre ragazzi, formalmente non imputabili perche' minori di 14 anni, ora sono rinchiusi in tre diverse comunita', e sono stati definiti socialmente pericolosi dal procuratore Verdoliva. Secondo il magistrato, i fatti sarebbero da ricondurre probabilmente a fenomeni di emulazione: gli episodi sarebbero infatti avvenuti in seguito alla messa in onda di trasmissioni televisive sull'argomento, trasmesse in orario non protetto, che prendevano spunto da analoghi fatti accaduti nel resto d'Italia.

    Sull'identita' della vittima e dei responsabili, ovviamente, non sono stati forniti dettagli. Un ruolo importante e' stato svolto da due carabiniere, che hanno
    materialmente eseguito i provvedimenti cautelari. E' la prima volta che il reato di violenza sessuale di gruppo viene commesso nel nord Sardegna da minori di 14 anni. Casi analoghi, riguardanti minori, sarebbero al vaglio della procura e
    promettono sviluppi.
    Ultima modifica di *lau; 28-01-11 a 21:58
    'gli uomini...sono una razza malvagia...ma nascondono un po di bontà...'cit. "Transformers"
    Rispondi quotando Rispondi quotando Share with Facebook (0)

  2. #2
    *gp vip*
    L'avatar di LuceDellaFollia
    Registrato dal
    Jun 2006
    residenza
    Monza[ma milano nel cuore]
    Messaggi
    3,525

    Messo in importante.
    Chi ha articoli, fatti di cronaca oppure storie[libri veri o inventati] sul tema li post qui
    Rispondi quotando Rispondi quotando Share with Facebook (0)

  3. #3
    °Tequila°
    Guest

    Pedofilia, vent'anni dopo uccide il suo violentatore: assolto

    Ha stupito tutti l´assoluzione di David Bouchat, 26 anni, che nel dicembre del 2004 ha accoltellato Christian Malot, 59 anni, suo violentatore e padrino di battesimo, e la moglie di lui , Andree Vandend Bossche, di 61 anni. All´omicidio, avvenuto a Heikruis una località fiamminga poco distante da Bruxelles, ha partecipato anche un amico di David, Sebastien Leonard, di 29 anni.

    L´assoluzione di Bouchat e Leonard è stata chiesta dalla stessa pubblica accusa, che ha poi puntato il dito contro la Magistratura belga, che aveva ignorato alcune denunce fatte dal ragazzo anni dopo. L'accusa se l'è presa anche con la famiglia del ragazzo, che pur sapendo, scelse di non fare niente. Il pm, Luc De Vidts, ha però poi chiesto che Leonard sia processato per l´omicidio della donna, alla quale avrebbe inflitto le coltellate mortali.

    I fatti, così come sono stati ricostruiti in tribunale, riportano alle cronache dopo circa 20 anni una brutta storia belga di pedofilia, in cui un ragazzino veniva ripetutamente violentato dal suo padrino di battesimo, a volte persino di fronte alla moglie di lui, che ha sempre preferito tacere.

    I due ragazzi furono fermati dopo il ritrovamento dei corpi carbonizzati dei due coniugi, uccisi a coltellate prima che la loro casa fosse data alle fiamme. Non fu difficile per gli inquirenti scoprire che Malot era una loro vecchia conoscenza perché oggetto, a più riprese, di numerose denunce per pedofilia presentate da David, quando da grande aveva trovato il coraggio di parlare degli abusi subiti. Ma la magistratura non aveva preso in considerazione quelle denunce arrivate molto tempo dopo il reato, caduto ormai in prescrizione.

    «Quest'omicidio – ha sostenuto De Vidts rivolgendosi ai giurati - non ci sarebbe stato, se Bouchat non avesse subito da bambino, le violenze sessuali inflittegli da Malot. Il violentatore è l'accusato, che non si trova davanti a voi, che, invece, dovete giudicare la sua vittima».

    Il magistrato ha poi attaccato gli inquirenti, che «non potevano non sapere chi fosse Christian Malot: questo ha reso possibile che David Bouchat si recasse da lui, quell'11 dicembre 2004, per chiedergli conto di quello che aveva fatto. Io non posso, in coscienza - ha concluso il pm - né accettare, né capire e per questo intendo ristabilire la giustizia». Bouchat, secondo la pubblica accusa, era al momento dell' omicidio, «sotto l'effetto di una forza irresistibile, assolutrice del crimine: Malot non voleva riconoscere i suoi misfatti e trattava il suo figlioccio come un bugiardo».

    L´assoluzione di Bouchat arriva nel giorno del decimo anniversario della «marcia bianca» di Bruxelles dove il 20 ottobre 1996 oltre 300mila belgi scesero per strada per rendere omaggio ai bambini violentati o scomparsi. Alla testa del corteo c´erano i genitori delle vittime del mostro di Marcinelle, Marc Dutroux.
    Rispondi quotando Rispondi quotando Share with Facebook (0)

  4. #4
    *gp vip*
    L'avatar di LuceDellaFollia
    Registrato dal
    Jun 2006
    residenza
    Monza[ma milano nel cuore]
    Messaggi
    3,525

    Quote Originariamente inviata da assuefazione
    video

    Marco Marchese ha denunciato le violenze subite a 12 anni, il sacerdote colpevole ha patteggiato la pena. Ma la diocesi di Agrigento chiede alla vittima 200 mila euro per i danni d’immagine.
    vergogna!!!
    Rispondi quotando Rispondi quotando Share with Facebook (0)

  5. #5
    New Entry Gp
    L'avatar di Godai Yusaku
    Registrato dal
    Jan 2007
    residenza
    Messaggi
    431

    Il caso marchese

    INERTE E INDIFFERENTE, IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA. PARLA UNA VITTIMA.


    Un vescovo viene informato di abusi sessuali commessi da un sacerdote ai danni di un seminarista e non prende alcun provvedimento. Dirà, poi, che la questione non lo riguardava. I drammatici fatti non avvengono nell'ennesima diocesi statunitense, dove il "bubbone" è esploso ormai da anni, grazie anche al coraggio delle vittime e alla dismissione dell'atteggiamento omertoso di persone coinvolte e dei vertici ecclesiastici. Il vescovo in questione è italiano: si tratta di mons. Carmelo Ferraro, che era alla guida della diocesi di Agrigento all'epoca dei fatti e lo è anche adesso.
    Il sacerdote, don Bruno Puleo, ha patteggiato la pena il 7 luglio: gli sono stati inflitti 2 anni e 6 mesi di reclusione (è stato un secondo patteggiamento fra le parti: il primo era per una pena di due anni, che era stata giudicata insufficiente dal gip Luigi Patronaggio). Ha preferito il patteggiamento al processo, che avrebbe molto probabilmente aggravato la sua posizione. Il patteggiamento infatti ha riguardato una sola vittima. Le indagini, condotte dal pm Caterina Sallusti, avevano però riscontrato abusi nei confronti di altri sette ragazzi, sei dei quali dello stesso seminario (quello arcivescovile di Agrigento che si trova a Favara) dove don Puleo, inizialmente diacono, era stato assistente per un periodo che si è concluso nel 1995. Attualmente don Puleo è parroco a Sant'Anna, una piccola frazione nei dintorni di Agrigento.
    Marco Marchese, la vittima che ha sporto denuncia, ha subìto abusi nel seminario arcivescovile di Agrigento a partire dall'età di 12 anni. Oggi ne ha 22, ha lasciato il seminario nel 2000 e, a vicenda giudiziaria conclusa, ci tiene a sottolineare che non era il carcere per il suo "carnefice" lo scopo della sua azione, ma l'emersione di un fenomeno che causa sofferenza indicibile a tanti bambini, con la speranza inoltre che la Chiesa abbia il coraggio di mettersi dalla parte degli offesi.
    Marchese si era deciso a presentare un esposto dopo aver constatato che né il rettore del seminario, don Gaetano Montana, né il vescovo Ferraro - ai quali aveva raccontato tutto - avevano preso provvedimenti per fermare don Puleo.
    Il giorno dopo il patteggiamento, Marco ha inviato al vescovo una lettera molto severa e accorata. "Scrivo proprio a lei che - recita l'apertura della lettera - una sera di novembre del 2000 ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto (…). Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio", amareggiato "per questa povera Chiesa che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi". Ne riportiamo il testo integrale nel numero di Adista-documenti allegato.
    Ma Marchese non intende fermarsi a questo: intende procedere in sede civile contro quanti - sicuramente il rettore e il vescovo - hanno omesso di prendere provvedimenti contro don Puleo, malgrado, avendone l'autorità, fosse per loro un obbligo intervenire.
    In ambito ecclesiale, non esiste nel Diritto Canonico un canone riguardante eventuali pene da comminare a chi non denuncia un reato avendone conoscenza. Ma è anche vero che il card. Bernard Law ha subìto così forti pressioni (anche dalla Santa Sede?) proprio per aver "coperto" i preti pedofili della sua diocesi da vedersi costretto, nel dicembre del 2002, a dimettersi da vescovo di Boston. Il Diritto Canonico lascia peraltro molta autonomia di gestione ai vescovi che si trovino di fronte a reati dei loro sacerdoti. Anche se per costoro ci sono canoni precisi. In particolare, per i delitti contro il sesto comandamento, commessi "con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni", il canone 1395, al paragrafo 2, prevede "giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale". Ma non è stato applicato finora contro don Puleo, il quale è stato solo spostato dalla parrocchia, popolosa e ricca di bambini, di Palma di Montechiaro a quella ben più piccola di Sant'Anna, piccolo borgo nella provincia di Agrigento. Spostamento avvenuto però nel 2002: l'esposto di Marco Marchese contro don Puleo è della primavera del 2001. Il vescovo non poteva non esserne a conoscenza.
    Tutta la vicenda è ricostruita qui di seguito nell'intervista che abbiamo realizzato con Marco Marchese.

    Come comincia la tua storia?
    Sono entrato nel seminario minore nel 1994 perché la mia vocazione era di diventare sacerdote. Avevo 12 anni, frequentavo la seconda media. Avevamo come assistente don Puleo, che allora era diacono. Lui aveva per me molte attenzioni, mi faceva anche dei regali. Poi, ai primi di dicembre, mi fece accomodare nella sua stanza e successe il tutto.

    La cosa si ripeté?

    Sì, soprattutto nei giorni di pioggia, perché altrimenti preferivo giocare a calcio e non andavo a riposare con lui.

    Nessuno faceva caso al fatto che andassi a riposare con lui?
    Penso di no, perché capitava che noi ragazzi trascorressimo del tempo in camera sua a chiacchierare. Poi si trattava delle prime ore del pomeriggio, ognuno stava per conto proprio. Questa cosa è durata fino a quando lui, l'anno successivo, è diventato sacerdote e ha lasciato il seminario minore. Il nostro rapporto però è continuato. Lui è diventato il mio padrino di cresima. Io andavo a trovarlo, o in parrocchia o in casa sua.


    Lui continuava con le sue attenzioni verso di te?

    Sì.

    Non riuscivi ad opporti?
    La prima volta rimasi perplesso. Era ovviamente la mia prima esperienza sessuale, precocissima e sbagliata. Lui mi diceva che era solo una questione di amicizia, che la nostra era un'amicizia particolare, mi diceva di non parlarne con nessuno perché avrei suscitato delle gelosie, che era normale il nostro comportamento, che era giusto. Io gli credevo. E mi sono affezionato a lui. Anche se cominciai subito a star male: mi fu diagnosticata una colite nervosa che mi portai dietro per un bel po'.


    Quando hai capito che il vostro rapporto era sbagliato?
    Quando sono andato al liceo, una scuola pubblica, perché nel seminario maggiore non esisteva una scuola superiore, e sono entrato in contatto con altri ragazzi e con le ragazze. Allora avevo minori possibilità di passare del tempo con don Puleo, perché ero impegnato in varie attività comunitarie. Succedeva quando lui chiedeva al rettore del seminario, don Gaetano Montana, che mi inviasse nella sua parrocchia, in occasione delle cosiddette giornate per il seminario in cui si fa raccolta di fondi per le istituzioni di formazione sacerdotale, perché altrimenti non ci vedevamo mai. Sicché andavo nella chiesa dove celebrava.

    Fino a che età hai dunque mantenuto il rapporto con don Puleo?
    Fin verso i 16 anni, perché a quel punto le nostre strade si sono divise: io non volevo più incontrarlo, e anche lui non faceva pressione per vedermi perché, a quanto ho capito dopo, aveva altri ragazzi sotto mano. E in effetti sono venuti fuori i nomi di altri ragazzi vittime delle stesse attenzioni morbose da parte sua.

    Ragazzi del tuo stesso seminario?
    Sei sì. Del settimo non so nulla di preciso.

    In tutti questi anni non ti sei confidato con nessuno?
    Mai. Fino a quando uno degli assistenti che mi accompagnavano a Palermo per una delle tante visite a motivo della colite, e che aveva sentito di strani episodi che accadevano in seminario, riuscì a farmi parlare e mi consigliò di parlare subito con il vice-rettore. A me non interessava fare del male a quell'uomo, ma fare in modo che nessun altro ragazzo dovesse più soffrire quello che io avevo sofferto.

    E andasti dal vice-rettore?
    Sì, il giorno dopo. Mi assicurò che avrebbe parlato con il rettore, che dovevo stare tranquillo, che avrei dovuto pensare agli studi e basta. Non ho avuto nessun tipo di riscontro. Durante un ritiro spirituale parlai anche con il rettore che mi disse che era stato messo al corrente della mia situazione dal vice-rettore e che avrebbe parlato con il vescovo, monsignor Carmelo Ferraro, tuttora in carica. Io mi fidai. Inoltre, se mi capitava di incontrare don Puleo, erano sempre incontri pubblici, ritiri spirituali, ci si salutava normalmente come se i nostri rapporti in passato fossero stati normali e basta. Nel giugno del 2000 lasciai il seminario.


    Quali furono i tuoi passi successivi?

    Continuavo ad aspettarmi qualche riscontro alla mia denuncia. Invece non succedeva niente. Allora chiesi un incontro con il vescovo che mi ricevette subito. Stranamente, perché quando eravamo in seminario, se gli chiedevamo udienza, dovevamo attendere a lungo. Il vescovo mi ascoltò e cadde dalle nuvole. Disse che nessuno mai l'aveva informato di quanto era avvenuto. Io gli confidai la mia paura che don Puleo potesse continuare a fare del male ad altri ragazzi. Aggiunsi anche che il sacerdote andava aiutato perché la pedofilia è una malattia. "Cerchi di fare qualcosa", insistetti, "lei è il padre spirituale di tutti i sacerdoti". Era anche la massima autorità cui io potessi rivolgermi. Il vescovo mi assicurò che ci avrebbe pensato lui e che dovevo stare tranquillo. Mi licenziò regalandomi un libro. Da allora non ho avuto più notizie dal vescovo, non ho più avuto a che fare con lui. Invece il giorno successivo ebbi notizie da don Puleo, perché si precipitò a casa mia e mi rimproverò aspramente perché gli avevo fatto perdere la fiducia del vescovo.

    Dunque il vescovo, in seguito al colloquio con te, l'aveva chiamato?

    Sì. Mi disse che il vescovo lo aveva mandato a chiedermi scusa se mi aveva provocato dei turbamenti.

    Come si è arrivati alla denuncia davanti all'autorità giudiziaria?
    Qualche giorno dopo parlai con il mio parroco, don Giuseppe Veneziano, che tra l'altro era stato suo rettore quando don Puleo era in seminario. Si meravigliò del mio racconto, sia perché don Puleo era stimato in diocesi, sia perché il vescovo non gliene aveva fatto parola. Successivamente mi chiamò per dirmi che aveva parlato col vescovo. "Questa storia con don Puleo è acqua passata, ormai sono anni che è successa, tu stai tranquillo, fatti la tua vita, chiudiamola qui". Intanto però don Puleo continuava a fare il parroco. Era nella parrocchia del Villaggio Giordano, a Palma di Montechiaro.

    Neanche un'ammonizione al prete?

    Non so che dire. Però, a seguito di non so quali vicende, due anni fa, è stato spostato e gli è stata affidata un'altra parrocchia: non è più a Palma di Montechiaro ma in un piccolo paesino nei dintorni di Agrigento, Sant'Anna.

    A causa di altre vicende di pedofilia?
    Beh, tre di questi ragazzi sono di Palma di Montechiaro. Qualcuno avrà saputo qualcosa… Ma non posso dirlo con certezza.

    Don Gaetano Montana è ancora al suo posto?

    Sì, continua a fare il rettore del seminario arcivescovile. Mi chiedo come sia possibile. Altri ragazzi possono passare le stesse mie disavventure e nessuno li difenderà. Dico questo perché, riguardo a don Gaetano, devo aggiungere una cosa. Non avendo raggiunto alcun risultato con i miei colloqui, ho parlato con i miei genitori, i quali hanno contattato un avvocato. Questi, prima di fare l'esposto alla magistratura (presentato poi nella primavera del 2001), ha voluto incontrare il vescovo per capire come mai la massima autorità non avesse preso alcun provvedimento. Il vescovo rispose che lui era super partes, che bisognava prendersela con il prete e che comunque il polverone che sarebbe seguito allo scandalo non conveniva a nessuno.

    Dopo la presentazione dell'esposto cos'è successo?
    Parlai con il Sostituto Procuratore che chiamò tutte le persone che io avevo citato.

    Facesti anche il nome del vescovo fra le persone informate dei fatti?

    Sì, e furono chiamate. Ma non so se fu chiamato anche il vescovo. Fui messo a confronto con il parroco, don Giuseppe Veneziano, e con il rettore, don Gaetano Montana. Il parroco inizialmente negò che gli avevo parlato degli abusi subiti. Poi, caduto in contraddizione, si è trincerato dietro il segreto confessionale. Cosa che non sta in piedi: io non mi ero confidato con lui in confessione. Il rettore non negò, anche se disse che non ricordava bene quando gli avevo parlato della mia storia. Alla domanda: "come mai non parlò con il vescovo?", rispose che era preso da altre cose, c'era da ristrutturare il seminario, e siccome il ragazzo, cioè io, sembrava abbastanza tranquillo, tutta la faccenda si poteva rimandare. Lui parlò con il vescovo quando questi, in seguito al nostro colloquio, lo interpellò.

    Qualche giorno fa, il 7 luglio, don Puleo è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione. Finisce qui o farai ulteriori mosse?
    Intendo intentare una causa civile contro le persone che hanno un ruolo di responsabilità in situazioni del genere. Certamente il rettore del seminario, ma tanto più il vescovo, il quale, pur non avendo responsabilità penale, è civilmente - e moralmente - responsabile. Avrebbe dovuto prendere provvedimenti che non ha preso. A me non risulta che il vescovo sia mai stato interrogato: attendo di prendere visione di tutti gli atti processuali per averne conferma.
    Un'altra cosa che intendo fare, ed è il motivo per cui all'università sto studiando psicologia, è aiutare le persone che subiscono abusi. Per la qual cosa ho già fondato un'associazione, che deve diventare uno sportello di ascolto
    Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si interrogano. Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno.

    (P. Coelho)

    "La violenza è l'ultima risorsa degli incapaci" - "Il Saggio educa sè stesso"
    Rispondi quotando Rispondi quotando Share with Facebook (0)

  6. #6
    assuefazione
    Guest

    edit.
    Rispondi quotando Rispondi quotando Share with Facebook (0)

  7. #7
    assuefazione
    Guest

    edit.
    Rispondi quotando Rispondi quotando Share with Facebook (0)

  8. #8
    assuefazione
    Guest

    edit.
    Rispondi quotando Rispondi quotando Share with Facebook (0)

+ Rispondi
Pagina 1 di 4 1 2 3 ... ultimo