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Discussione: [Topic Ufficiale] Psicofarmaci

  1. #1
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    [Topic Ufficiale] Psicofarmaci

    Con la definizione di psicofarmaci si identificano diverse classi di farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale. Si possono classificare in base al tipo di molecole (classi farmaceutiche) o all'effetto terapeutico. Fra essi i più utilizzati sono: gli ansiolitici, gli antidepressivi e i neurolettici (o antipsicotici); che a loro volta includono molecole appartenenti a classi diverse. A questi possiamo aggiungere il litio e gli antiepilettici usati come stabilizzatori dell'umore. Ci sono anche psicofarmaci ipnotici.
    Non si può parlare di un effetto terapeutico comune degli psicofarmaci proprio per la eterogeneità delle molecole e dei disturbi trattati: alcune patologie si risolvono con una terapia ben condotta, altre croniche e recidivanti (ovvero perduranti nel tempo o che si ripresentano ciclicamente, soprattutto se i trattamenti farmacologici sono discontinuati), il loro effetto è di attenuare almeno i sintomi del disturbo mentale, favorendo una eventuale psicoterapia, o almeno una convivenza con la malattia mentale, nei casi in cui questa renda impossibile al paziente mantenere un lavoro e una vita normali.
    In ogni caso l'uso e la prescrizione di psicofarmaci va valutato attentamente per gli effetti collaterali, a volte pesanti, e la possibilità di errori nell'assunzione, che possono portare a una riaccensione dei sintomi o a vere e proprie intossicazioni, il cui esito è raramente letale; inoltre il trattamento con alcuni tipi di psicofarmaci deve essere interrotto gradualmente, pena l'insorgere di sintomi di astinenza.

    Ansiolitici


    La classe degli ansiolitici e dei sedativo-ipnotici comprende le benzodiazepine (BDZ), gli azapironi, le imidazopiridine, i ciclopirroloni, le beta-carboline e i barbiturici, questi ultimi non più utilizzati con questa indicazione per i gravi effetti indesiderati e la elevata probabilità di decesso in caso di assunzione di quantità eccessive. Alcune di queste sostanze sono inserite in Italia nelle tabelle ministeriali III e IV (legge 309/90, disciplina delle sostanze stupefacenti) e richiedono una ricettazione medica particolare.

    Benzodiazepine


    L'introduzione delle benzodiazepine, per la loro efficacia nei più vari casi di ansia, il loro buon effetto ipnoinducente, la buona tollerabilità, la bassa tossicità e la scarsa interazione con altri farmaci, portò ben presto a sostituire con esse i barbiturici come terapia d'elezione per il trattamento dell'ansia, sia da parte dei medici generici che degli psichiatri. A partire dalla metà degli anni '70, una serie di studi hanno incominciato a valutare sistematicamente le conseguenze dell'abuso, dell'uso scorretto, della dipendenza farmacologica e dei problemi connessi alla sospensione del trattamento.
    Le benzodiazepine sono usate nel trattamento di:
    • sindromi ansiose
    • sindrome mista ansioso-depressiva
    • insonnia
    • tensione muscolare
    • ipertensione
    La somministrazione avviene usualmente per via orale, in forma di compresse o gocce, ma sono disponibili anche forme iniettabili. Gli effetti dei sedativi ipnotici consistono in una generale depressione del SNC, del sistema respiratorio e del sistema cardio-vascolare. Raramente tali sostanze inducono una reazione d'ira, durante la quale la persona diventa violenta e imprevedibile. L'effetto delle BDZ è dipendente dalla dose assunta: dopo un uso quotidiano prolungato il paziente sviluppa tolleranza, più rapidamente agli effetti psicoattivi che verso gli effetti depressivi del sistema respiratorio; gli abusatori possono ingerire una dose tossica nel tentativo di ripetere gli effetti gratificanti della sostanza. L'overdose da benzodiazepine provoca coma e depressione respiratoria. Complicazioni frequenti sono shock e aritmie cardiache. Raro il decesso. Antidoto: Flumazenil.
    L'uso di BDZ, deve avvenire sotto controllo medico e deve essere accompagnato da un adeguato sostegno affettivo, dal supporto sociale e familiare. È importante non miscelare mai BDZ con altre sostanze o alcol, perché gli effetti di questi ultimi vengono potenziati. L'interruzione dell'uso di BDZ deve avvenire gradualmente: si possono sostituire temporaneamente con basse dosi di neurolettici sedativi, o in casi particolari con dosi minori di BDZ ad emivita più lunga.
    La dipendenza da benzodiazepine

    Nel caso delle BDZ il fenomeno della dipendenza può essere così definito: moderata dipendenza fisica e moderati fenomeni da sospensione dell'uso, scarsa tolleranza, tendenza ad un'elevata dipendenza psicologica. Nel trattamento con BDZ per dosi terapeutiche si osservano evidenti ma non gravi fenomeni da sospensioni, non vi è tendenza all'aumento dei dosaggi, mentre vi è una tendenza a protrarre il trattamento anche quando non vi sono ragioni cliniche evidenti che ne consiglino la prosecuzione. Gli effetti di astinenza sono aumentati in soggetti alcolisti. L'inizio dei sintomi di astinenza può insorgere dalle 12 alle 14 ore dopo l'interruzione del trattamento per le BDZ con vita breve fino a 3-10 giorni per quelle a lunga durata d'azione.
    Il trattamento della dipendenza da BDZ dovrebbe essere sempre personalizzato. Gli effetti sul sistema nervoso centrale variano con il dosaggio, la durata d'uso, lo stato nutrizionale e il livello di dipendenza. Per una disintossicazione completa dalle BDZ possono servire fino a sei settimane, in cui i pazienti possono provare ansia transitoria, attacchi di panico e desiderio verso la sostanza, che può durare fino a sei mesi.

    Complicanze generali


    Le benzodiazepine possono intervenire sul livello di attenzione e di capacità di percepire i pericoli e di attivare le difese: possono compromettere o eliminare la capacità di critica e di indirizzo della propria vita. Le BDZ danno forte dipendenza fisica e psicologica e sono difficili da scalare, poiché riaffiorerebbero tutti i problemi per le quali sono state assunte. Possono dare sonnolenza, scadimento delle prestazioni psicointellettive, difficoltà di coordinazione motoria, minor rendimento nelle attività quotidiane, maggior rischio di infortuni o incidenti se associate ad alcol e accentuazione di problemi al fegato.
    Ultima modifica di Albert.; 28-04-09 a 16:06
    Chiamo sciagure e ancora sciagure, calamità più grandi, più grandioso sfacelo. Voglio che tutto il mondo vada fuori sesto, che tutti si grattino a morte.

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  2. #2
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    Antidepressivi

    Nei primi anni '50 furono scoperte casualmente le proprietà euforizzanti dell'iproniazide, che allora veniva usato nella terapia della tubercolosi, e che fu efficace nel trattamento di pazienti depressi. Dall'iproniazide derivò la prima classe di antidepressivi, gli inibitori delle monoammino ossidasi (IMAO). Pochi anni dopo vennero riconosciute all'imipramina, che era usata come antipsicotico, anche proprietà antidepressive. Proprio dall'imipramina nacque l'altra grande classe di antidepressivi, i triciclici (TCA), così chiamati per la loro struttura molecolare. Con il progressivo approfondirsi delle conoscenze sui meccanismi d'azione degli antidepressivi e sui correlati biologici dei disturbi dell'umore, a queste due famiglie storiche si sono aggiunte altre sostanze di varia struttura chimica, definiti antidepressivi atipici o di seconda generazione, come il Prozac.
    In soggetti che non presentano disturbi depressivi, i farmaci antidepressivi non hanno alcun effetto positivo ma danno una generale sensazione di fatica e alcuni sgradevoli effetti collaterali, quindi non c'è il rischio di abuso di antidepressivi. In persone depresse invece, gli antidepressivi migliorano spesso il tono dell'umore, sbloccano l'inibizione psicomotoria tipica del depresso, attivano l'appetito e in alcuni casi moderano l'ansia del soggetto. Da ricordare che questi farmaci vengono usati (soprattutto l'anafranil), per altri disturbi serotoninergici, come il disturbo ossessivo-compulsivo.

    1-Triciclici


    Questa classe di antidepressivi ha soppiantato quasi del tutto gli antidepressivi IMAO: l'efficacia di questi farmaci è stata ampiamente dimostrata da una serie di studi clinici effettuati negli ultimi 25 anni. Alcuni TCA come l'amitriptilina e la doxepina possiedono una maggiore attività sedativa rispetto ad altri TCA, infatti vengono impiegati negli episodi depressivi con una forte componente ansiosa e/o insonnia.

    2-SSRI


    Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI, Serotonin Selective Reuptake Inhibitors) sono una classe di antidepressivi piuttosto recente, rapidamente impostisi per la maggior sicurezza rispetto ai triciclici e alle minori controindicazioni rispetto agli antiMAO (IMAO, MAOi). Il primo antidepressivo di questa categoria è stata la fluoxetina (Prozac), adoperata con successo nelle sindromi depressive, ossessivo-compulsive e nella bulimia nervosa (binge-eating). Il trattamento, come per gli altri antidepressivi, deve durare almeno sei mesi, mentre i primi effetti non si manifestano prima di due settimane dalla prima assunzione.
    Effetti collaterali

    • Sonnolenza
    • Confusione
    • Alterazioni visive
    • Alterazioni del sonno
    • Ansia, agitazione motoria
    • Sindrome serotoninergica (raramente)
    • Riduzione della libido, deficit erettili, anorgasmia
    • Tremori
    • Vomito, nausea
    • PSSD (disturbi sessuali conseguenti alla riduzione o sospensione del farmaco)
    Controindicazioni

    Si evita nel modo più assoluto la somministrazione contemporanea di SSRIs e altre classi di antidepressivi, in quanto la combinazione potrebbe portare a sindrome serotonergica. In genere si deve osservare un intervallo di almeno 14 giorni tra la sospensione di un SSRI e l'inizio di una terapia con iMAO o triciclici. Per lo stesso motivo è da evitare l'assunzione di triptofano od Erba di San Giovanni (Iperico) in contemporanea all'assunzione di SSRIs.

    3-Inibitori delle monoaminossidasi (IMAO)


    Gli IMAO sono farmaci ormai obsoleti, sia perché non hanno mai mostrato efficacia superiore a quella dei TCA più conosciuti, sia perché meno maneggevoli e meno tollerabili a causa delle pesanti restrizioni che impongono alla dieta del paziente. Questi farmaci agiscono con un meccanismo diverso da quello dei TCA e degli altri antidepressivi inibendo l'azione delle monoaminossidasi, enzimi deputati al catabolismo delle catecolamine (serotonina, dopamina, noradrenalina), inducendo una maggiore biodisponibilità di neurotrasmettitori nei processi sinaptici. In Italia è al momento presente sul mercato un solo IMAO, la tranilcipromina (Parmodalin, in associazione alla trifluoperaziona - un neurolettico), il cui utilizzo è generalmente limitato ai casi di grave depressione psicotica.
    Ultima modifica di Albert.; 28-04-09 a 16:07
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  3. #3
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    Neurolettici

    Ai primi del '900 si scoprì che un derivato dell'anilina, la prometazina, possedeva interessanti proprietà sedative e antiallergiche. Da questa fu derivata la cloropromazina, che usata inizialmente come sedativo, Henry Laborit scoprì essere in grado di indurre una specie di particolare indifferenza agli stimoli ambientali senza peraltro alterare lo stato di vigilanza. Proseguendo nelle ricerche Delay e Deniker scoprirono come questo farmaco fosse in grado di migliorare le condizioni dei pazienti psicotici. La cloropromazina è stata usata a lungo anche per i suoi effetti antinausea, antivomito, antivertigine, per alcuni tipi di somatizzazione e di cefalea.
    Grazie all'enorme successo commerciale della cloropromazina, la ricerca dei nuovi neurolettici era comunque avviata e nel giro di una decina di anni si giunse all'individuazione e alla messa a punto di quasi tutte le maggiori classi di prodotti antipsicotici di cui disponiamo oggi: in tutto una ventina di diverse fenotiazine, prodotti assai simili strutturalmente alla cloropomazina, ed anche tioxanteni, dibenzazepine, il butirrofenone, le difenilbutilpiperidine ed altre ancora. Recentemente si è vista l'introduzione di nuovi antipsicotici, dotati di una affinità ad ampio spettro per i siti dopaminergici e serotonergici, quali risperidone, clozapina, olanzapina e quetiapina. Questi nuovi antipsicotici sembrano determinare con frequenza sensibilmente minore i sintomi extrapiramidali, e sono efficaci nel trattamento dei sintomi sia positivi che negativi delle psicosi gravi e croniche.
    Gli antipsicotici presentano un'azione prevalentemente antidelirante e antiallucinatoria e non sono dei "supersedativi", come alcuni credono. Vengono impiegati prevalentemente per la terapia della schizofrenia e di altre manifestazioni psicotiche: possono essere somministrati per via orale, intramuscolare o endovenosa: a dosaggi adeguati riducono il delirio, le allucinazioni, i comportamenti deviati degli psicotici, favorendone il reinserimento sociale. Se assunti da un soggetto non psicotico, non producono uno stato di sedazione quanto piuttosto una estrema indifferenza agli stimoli ambientali e un fortissimo appiattimento emotivo.
    A causa di questo effetto sui pazienti non psicotici, in passato si sono verificati casi di abuso di antipsicotici in nosocomi e altre strutture di cura, usati dal personale medico non per la terapia ma come camicia di forza chimica.
    Si nota un potenziamento reciproco dell'effetto negativo, quando i neurolettici vengono amministrati in associazioni con altri farmaci come gli ansiolitici, gli ipnotici, droghe come gli oppiacei e l'alcool. Alcuni antiacidi, i succhi di frutta, tè e caffè possono ridurre l'assorbimento di molti neurolettici. Molti neurolettici possono d'altra parte ridurre l'effetto di alcuni prodotti anticoagulanti.

    Effetti collaterali


    L'indice terapeutico dei farmaci antipsicotici è in genere estremamente elevato: è quasi impossibile che un paziente riesca a suicidarsi ingerendo solo queste sostanze. Il suicidio può riuscire quando il soggetto assume grandi quantità di farmaci diversi: barbiturici, antidepressivi, sali di litio, alcool. In tal caso è necessario portare il soggetto in ospedale.
    Gli effetti collaterali più comuni sono pesantezza del capo, torpore, debolezza, senso di svenimento, secchezza della bocca e difficoltà di accomodazione visiva, impotenza, stitichezza, difficoltà urinarie, sensibilizzazione della pelle (alterazione del colorito ed eruzioni cutanee), alterazione del ciclo mestruale, tendenza all'ingrassamento, aumento della temperatura corporea, sbalzi di pressione sanguigna; possono accentuare la tendenza alle convulsioni i pazienti epilettici. La clozapina può provocare un drammatico calo di globuli bianchi.

    Effetti extrapiramidali


    Rigidità dei muscoli e dei movimenti, mancanza di espressività del volto, irrequietezza motoria, lentezza o blocco dei movimenti, rallentamento della ideazione e dei riflessi. Gli antipsicotici di prima generazione provocavano anche discinesia tardiva (movimenti involontari o semivolontari rapidi simili a tic, lente contorsioni muscolari di lingua, volto, collo, del tronco, dei muscoli della deglutizione e della respirazione), che in un caso su tre poteva perdurare anche dopo l'interruzione del trattamento, se questo era molto prolungato nel tempo.
    Chiamo sciagure e ancora sciagure, calamità più grandi, più grandioso sfacelo. Voglio che tutto il mondo vada fuori sesto, che tutti si grattino a morte.

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  4. #4
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    Fonte: Psicofarmaco - Wikipedia

    Al primo post a sfondo nonsense edito senza pietà, sia chiaro.
    Il topic è soltanto un abbozzo, ogni commento, richiesta di modifica/aggiunte varie sono ben accette.
    Chiamo sciagure e ancora sciagure, calamità più grandi, più grandioso sfacelo. Voglio che tutto il mondo vada fuori sesto, che tutti si grattino a morte.

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  5. #5
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    Ciao a tutti
    sono nuovo, ma da un po' che vi leggo.
    Trovo molto utile aprire un topic sugli psicofarmaci, a patto che non venga usato per raccontare le proprie esperienze di sballo tra miscugli e intrugli, ma per consigli, più umani che tecnici. Per me il miglior consiglio resta sempre quello di farsi seguire da un medico che a primo acchitto, a sensazione di pelle, vi faccia una buona impressione.
    In giro vedo che qualcuno crede di saperne solo perchè legge qua e la qualche nozione. E' vero che internet è una grande fonte di informazioni, ma in determinati campi, da un'informazione corretta ne derivano mille male interpretate da persone non preparate adeguatamente.
    Non è così facile, gli pscicofarmaci sono una cosa seria. Purtroppo è anche verò che più si va avanti, più è facile beccare dottori che non capiscono una mazza, ma ciò, non può giustificare in alcun modo l'automedicazione indiscriminata.
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  6. #6
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    L'avatar di settesecoli
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    fantastico, grazie Albert haha
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  7. #7
    bishojo senshi *gp star*
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    sereupin ... qualche esperienza?
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  8. #8
    p4oloz
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    Quote Originariamente inviata da MMMAAATTT Visualizza il messaggio
    Ciao a tutti
    sono nuovo, ma da un po' che vi leggo.
    Trovo molto utile aprire un topic sugli psicofarmaci, a patto che non venga usato per raccontare le proprie esperienze di sballo tra miscugli e intrugli, ma per consigli, più umani che tecnici. Per me il miglior consiglio resta sempre quello di farsi seguire da un medico che a primo acchitto, a sensazione di pelle, vi faccia una buona impressione.
    In giro vedo che qualcuno crede di saperne solo perchè legge qua e la qualche nozione. E' vero che internet è una grande fonte di informazioni, ma in determinati campi, da un'informazione corretta ne derivano mille male interpretate da persone non preparate adeguatamente.
    Non è così facile, gli pscicofarmaci sono una cosa seria. Purtroppo è anche verò che più si va avanti, più è facile beccare dottori che non capiscono una mazza, ma ciò, non può giustificare in alcun modo l'automedicazione indiscriminata.
    L'automedicazione indiscriminata non va bene, siamo d'accordo. Ma è anche vero che molti medici non sono informati, seguono terapie vecchie o prescrivono farmaci con molta facilità.

    Gli psicofarmaci a volte vengono demonizzati, si crede che debbano avere effetti immeddiati e spesso si lascia la terapia, come capita per esempio in pazienti depressi in cura con fluoxetina. Affinchè nuove terminazioni nervose si creino e i primi effetti compaiano ci vogliono mesi, mesi duri in cui l'organismo deve adattarsi alla nuova sostanza introdotta, e SOLO dopo subentrano gli effetti terapeutici, questo scorraggia quindi molti pazienti che spesso volendo il "tutto e subito" ricorrono all'automedicazione.

    Il discorso antidepressivo è delicato, in quanto c'è gente totalmente refrattaria agli SSRI (serotonina) e bisogna ricorrere ad altre strade e alla sperimentazione che spesso in Italia non è ancora conosciuta e se ne puo discutere per ore.

    Tipo classi di :
    SNRIs

    Serotonina e norepinefrina reuptake.


    NDRIs

    Noradrenalina e dopamina reuptake.


    Per poi arrivare agli IMAO i Triciclici come diceva Albert, che diciamo sono un pò l'ultima spiaggia. Bisogna avere pazienza, fiducia nel medico, e non pretendere di guarire in 2 settimane.
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